Macbook Pro Retina 13″, una recensione soggettiva

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Da anni oramai ho eletto il portatile come postazione ideale ed unica di lavoro, senza schermo aggiuntivo quando ad esempio mi trovo in posizione fissa: preferisco avere un'esperienza di utilizzo sempre identica e non differente a seconda della configurazione, e per questo mi sono specializzato negli shortcut di tastiera e nella personalizzazione del sistema operativo, in termini di interfaccia e di programmi che velocizzano l'utilizzo e l'accesso ai dati, quali ad esempio Alfred, 1Password, Evernote, Ulysses e altri.
Proprio a causa di tali presupposti tutto il budget personale ed aziendale è indirizzato verso un unico tipo di computer, di fascia alta; circa dieci mesi fa sono venuto in possesso quindi di un Macbook Pro Retina da 13 pollici late 2013, con processore i5 da 2,6 Ghz, 16 GB di Ram e Hard Disk SSD da 256GB. Il modello "base" con ram e disco fisso dimezzati costa 1329€, una cifra decisamente importante ma nel mio caso giustificata dall'utilizzo enorme che ne faccio sia in termini qualitativi che quantitativi.

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Rispetto ai modelli precedenti che ho usato ci sono parecchie differenze, più o meno visibili: è sparita la scritta Macbook Pro sulla parte bassa della cornice, adesso più piccola; il Superdrive è stato finalmente rimosso (avrò usato il lettore DVD un paio di volte l'anno, al massimo) per garantire uno spessore inferiore ed un peso interessante di 1,57 Kg. Queste piccole differenze danno un look al portatile più piacevole ed ergonomico rispetto ai precedenti Macbook Pro, e seppur le fondamenta costruttive siano le stesse, si notano immediatamente le differenze uno di fianco all'altro.
Al di là delle prestazioni, senza sbavature con OS X in termini di fluidità dell'interfaccia e gestione delle applicazioni – anche grazie all'SSD ed alla generosa quantità di memoria a disposizione – sono due gli aspetti che ho apprezzato maggiormente.
Innanzitutto la batteria, la quale grazie anche alla CPU Haswell dura anche 6-8 ore quando scrivo – al punto da farmi lasciare sempre il caricatore in ufficio e utilizzare il portatile in tranquillità a casa – poi lo schermo Retina, che davvero ha segnato un passo in avanti in termini di leggibilità e definizione del sistema operativo: una manna dal cielo visto che col portatile scrivo e leggo una miriade di articoli, senza dimenticare feed RSS e lavorazione delle immagini. Dopo aver passato un po' di tempo con uno schermo di tale risoluzione su un 13 pollici (2560×1600 con la possibilità di avere un'area di utilizzo come se fosse 1280×800, in maniera del tutto simile a quando accade con gli iPad Retina) è impossibile tornare indietro, ed è quasi disturbante tornare sugli schermi Mac e PC non retina o comunque non di buona qualità e con risoluzione inferiore a 1080p.
In dieci mesi ho fatto 241 cicli di ricarica e in pratica ho utilizzato il portatile con una media di parecchie ore al giorno; lo stato della batteria è ancora superiore al 96% e per l'utilizzo che ne faccio sono parecchio soddisfatto, il Macbook Pro 13" Retina ha sicuramente rosicchiato tempo di utilizzo all'iPad grazie al suo peso, durata e dimensioni non eccessive, che mi permettono di utilizzarlo in mobilità senza troppe preoccupazioni e con uno schermo, tastiera e trackpad che rendono la scrittura e la consultazione davvero un piacere. Adesso poi ci pensa anche Continuity di OS X Yosemite ad integrarlo meglio con Smartphone e Tablet.

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Per spiegare cosa penso dei portatili Mac faccio sempre l'esempio automobilistico, nel caso specifico del Macbook Pro 13" Retina e come se stessimo parlando di BMW o Mercedes: non sempre il rapporto qualità/prezzo è conveniente rispetto a soluzioni meno costose, anzi, e le esigenze devono essere alte ed importanti per giustificare un acquisto del genere. È indubbio altresì che quando si parla unicamente di valore ci troviamo ai vertici assoluti della categoria, per qualità costruttiva, software ed esperienza di utilizzo.

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#DojeFrittur #TanzenVsFood

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Nome del piatto: Frittura napoletana

Luogo: Pizzeria di Matteo, Via dei Tribunali 94, Napoli – Sito Web

Descrizione: La pizzeria di Matteo è una delle più rinomate e buone di Napoli, al punto che si formano file per entrare ancor prima dell’apertura a pranzo e serale. Le frittatine, i crocché e gli arancini che vedete in foto suono a dir poco eccezionali.

Le precedenti puntate.

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True Detective

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Dopo aver finalmente portato a termine quel capolavoro di Breaking Bad, mi sono messo subito su un'altra Serie TV consigliata da molti, ovvero True Detective.
Eccezionale! Otto puntate con dialoghi memorabili e accadimenti raccontati in maniera magistrale, con Matthew McConaughey e Woody Harrelson super e una fotografia eccellente; mi ha davvero soddisfatto complice anche la durata di sole otto puntate che ha permesso agli sceneggiatori di andare sempre al dunque.
Non mi dispiace nemmeno che sia una serie antologica, all'interno della quale ogni stagione è auto conclusiva e interpretata da attori differenti, nella prossima ci saranno Colin Farrel e Vince Vaughn e sono curioso di vedere se riusciranno a recitare nella stessa strepitosa maniera.

True Detective l'ho visto rigorosamente in lingua originale; la nostra scuola di doppiatori è ottima ma giocoforza alcune voci si sentono troppo spesso e in troppi contesti differenti…sentire direttamente quella degli attori permette di apprezzare in toto la loro recitazione e le loro inflessioni, che in questo caso sono fantastiche.

Well, once there was only dark. You ask me, the light’s winning.

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OS X Yosemite, una recensione soggettiva

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Nella giornata di ieri Apple ha rilasciato in maniera ufficiale OS X Yosemite, l'ultima versione del suo sistema operativo per computer desktop e portatili che sancisce l'arrivo della cadenza annuale di rilascio, peraltro gratuita.
In realtà ho utilizzato la beta per diverse settimane, e quindi ho già superato la fase della novità sia dal punto di vista estetico che funzionale.
Per quanto riguarda il primo caso, c'è stato un po' di sbandamento iniziale dovuto a tutto quel bianco, lo stesso che avevo avvertito la prima volta con iOS 7; dopo un po' passa in favore di una parte estetica decisamente più moderna e bella da vedere, che viene esaltata nelle animazioni e transizioni. Impossibile tornare indietro ai bottoni glossy o alle barre pesanti dal punto di vista visivo, anche al di là dei gusti soggettivi; l'unica cosa da tenere in considerazione è il fatto che leggibilità ed usabilità dell'interfaccia sono ideali solo su schermi Retina, probabilmente per precisa scelta futuribile di Apple.

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Parlando invece delle novità funzionali, Yosemite è la sublimazione, ancora da migliorare e potenziare sia chiaro, della completa interoperabilità tra OS X e iOS, lasciando i due sistemi indipendenti e in grado di sfruttare al massimo il sistema sul quale girano. La possibilità di continuare una chiamata o un programma da un sistema all'altro, le estensioni, il relay degli SMS e l'accesso immediato alla modalità Hotspot permettono di passare da computer a tablet a smartphone in maniera più veloce e indolore, con la sempre ottima base in termini di usabilità, stabilità e applicazioni terze parti di pregevole fattura (dio benedica Alfred, Evernote, Ulysses e tante altre).
Non è mia intenzione scrivere un simposio anche perché come detto OS X Yosemite è disponibile in maniera gratuita, e quindi non ci sono troppe remore nell'aggiornare a meno di non avere un sistema piuttosto vecchio (consiglio rapido, mettere un Hard disk SSD ti cambia la vita, anche in sistemi vecchi di 4-5 anni) che potrebbe soffrire per i nuovi effetti grafici, seppur disattivabili al pari di iOS dalle preferenze di sistema.
Come sempre per utilizzare OS X e iOS 8 al massimo è richiesto di abbracciare in toto l'ecosistema di Apple; è una questione di scelte, condivisibili o meno, ma è indubbio che il tutto funzioni decisamente bene in questo caso.

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Volevo segnalare infine due articoli assolutamente da leggere, la recensione da ben 25 pagine di John Siracusa di Ars Technica (dalla quale ho preso le immagini di questo post), un approfondimento su Yosemite incredibile e interessante, e l'articolo di Federico Viticci su Macstories, che illustra le caratteristiche più interessanti e magari nascoste del nuovo sistema operativo Apple.

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12 anni di Multiplayer.it

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In questi giorni Linkedin sta celebrando tra i miei contatti un anniversario importante che mi riguarda, i 12 anni da quando sono con Multiplayer.it, dopo i tre splendidi anni di Alternative-Reality.com.
Il mercato dei videogiochi è cambiato tanto in questo lasso di tempo ma rimane vivo e vegeto, seppur differente; personalmente ho maturato una serie di esperienze incredibili, conosciuto persone splendide e sono diventato sicuramente una persona migliore, che ha avuto la fortuna di viaggiare, incontrare tante culture e crescere professionalmente. Il rapporto con i lettori è stato sempre eccezionale ed anzi si è accresciuto nel tempo, davvero un motore instancabile che ha mantenuto viva l'attenzione per questo ambiente e argomento, con tutti gli alti e bassi che pur ci sono e che fanno parte del gioco.

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Adesso mi trovo in una condizione privilegiata che mi vede tra gli interpreti principali di una realtà da anni ai vertici del panorama videoludico, alla costante ricerca di nuove idee da affiancare a quelle vecchie, per non cedere mai il passo…dopo tanto tempo è bello rendersi conto che la passione è rimasta intatta e anzi si è raffinata, come un buon vino.
Multiplayer.it è come una seconda pelle per me: dopo qualche anno a distanza, nel 2007 ho lasciato affetti e la mia amata città unicamente per legarmi a doppia mandata a questa avventura, ignorando tutto il resto e rifuggendo qualsiasi tipo di proposta…adesso è tutta una questione di stimoli, e di voler mettere al servizio del sito la propria esperienza e, magari, allo stesso tempo, in nuovi progetti collegati :)

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Breaking Bad

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Arrivo tardi all'appello, ma finalmente ho avuto l'occasione di vedere la quinta e ultima stagione di Breaking Bad.
E non posso che accodarmi agli entusiasti che definiscono questa serie TV come tra le migliori mai realizzate, in grado di tenere alta l'attenzione fino all'ultimissima puntata, senza cadute clamorose come successo ad esempio a Lost, serie che mi ha fatto pentire di averle dedicato così tanto tempo.

In realtà dal mio punto di vista la conclusione ideale sarebbe potuta essere alla quarta stagione con Gus Fring e un finale più aperto, ma è encomiabile come gli sceneggiatori siano riusciti a rendere interessanti i personaggi di Walter White, Jesse Pinkman e degli altri fino alla fine.

I'm coming after you, bitches.

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