La malattia di Diablo III: Reaper of Souls

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I videogiochi possono diventare una droga, così come tutti gli altri mezzi di intrattenimento digitali o meno. Nel primo caso questo appellativo può essere riservato soprattutto ai giochi di ruolo offline ed online, che offrono ore di divertimento praticamente infinite e permettono di interfacciarsi con altre persone reali, interagendo col loro come se fosse un social network a sfondo videoludico.

Non sono un grande giocatore online soprattutto per quanto riguarda i titoli competitivi – mi deprimo troppo facilmente quando i Pelé di turno mi fanno puntualmente il mazzo – ma il mio “curriculum” prevede diversi titoli ai quali ho dedicato più di qualche mese, tra i quali Final Fantasy XI, Guild Wars e World of Warcraft.
Effettivamente è molto facile dedicargli tempo libero, che alla fine può scavallare col quello che tanto libero non è; proprio per questo ci vogliono autocontrollo e consapevolezza di non trascurare altre passioni, soprattutto quando la “scimmia” iniziale investe tutto il tempo a disposizione.

Un episodio emblematico in tal senso c’è stato proprio con Final Fantasy XI; dopo diversi mesi nei quali solevo fare tardi giocando assieme alla mia gilda, mi è capitato di saltare direttamente il dormire e continuare fino alle sette del mattino: alle nove avevo un appuntamento di lavoro piuttosto importante e purtroppo sono stato ben lungi dall’essere concentrato, fino a crollare in un paio di occasioni. Dopo quell’episodio ho deciso che non sarebbe mai più successo un accadimento del genere, e così è stato: non mancano ancora oggi lunghissime sessioni videoludiche, ma sempre sotto controllo e senza perdere di vista il resto.

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Eccomi giunto a Diablo III: Reaper of Souls, da appassionato del genere ho comprato il terzo capitolo originale da subito, ma ci ho giocato giusto una quindicina di ore senza nemmeno finirlo ne approfondire l’online: il gioco era ok ma non mi appassionava ne aveva una grande gestione in termini di crescita del personaggio.
Figurarsi che gli ho preferito Torchlight II, portato a termine con grande gusto, e mi sono buttato su tanti Action Rpg di caratura ben inferiore, almeno sulla carta.

L’espansione e soprattutto la patch 2.0 hanno stravolto tali carte in tavola, Diablo III è finalmente quel gioco che aspettavo e seppur la parte dedicata alla storia sarebbe potuta essere migliore, sono (ri)entrato nel tunnel, ho portato il mio Crociato nuovo di zecca al livello 70 e cominciato i paragon – i livelli di eccellenza – concentrandomi sul gioco online e sulla modalità avventura, aggiunta davvero ben riuscita.
Blizzard ha finalmente bilanciato il gameplay in maniera adeguata e reso divertente la parte di personalizzazione e crescita del proprio personaggio, con la ricerca costante dell’equipaggiamento migliore: il loot degli oggetti, l’accumulo di soldi e la loro spesa rappresentano proprio quella spinta a rigiocare il titolo all’infinito, magari a livelli di difficoltà più alti e sempre in compagnia. Le meccaniche poi non stancano mai e come l’ultimo weekend insegna, è facilissimo giocare ore ed ore consecutive.

Il mio gamertag Battle.Net è Tanzen#2594, il clan invece è MultiplayerIT di recente creazione; se siete senza patria un posticino c’è sempre.

Per riassumere il tutto a chi non ha troppa voglia di leggere, ecco cosa è Diablo III: Reaper of Souls:

Quattro stronzi che giocano assieme per abbattere dei mostri in un mondo virtuale parallelo, chattando tra loro e beandosi per aver ottenuto un pezzo di armatura figo e potente, da equipaggiare allo scopo di trovarne uno ancora più figo.

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A quasi tre anni di distanza dall’ultimo restyle ed uno dalle modifiche più recenti, ho finalmente deciso di aggiornare il blog nella sua interezza, a partire da una grafica minimalista e meno stancante, oltre che fruibile perfettamente sulla maggior parte degli smartphone e tablet, grazie allo stile responsivo.

Il tema che ho scelto è Highwind di James Koster, personalizzato un minimo secondo le mie esigenze; ne ho approfittato inoltre per aggiornare WordPress alla versione 3.8.2, che dispone di tutte le ultime patch di sicurezza e mi ha risolto al contempo alcuni problemi che avevo con javascript nel backoffice.

Per commenti o suggerimenti, sempre molto graditi, lasciatemi un messaggio su Twitter.

Per quanto riguarda i contenuti…come sempre vado ad ondate, in certi periodi mi sento più ispirato, altri meno, ma alla fine il mio blog rimane una pura espressione di quando mi va di scrivere cose extra, personali o meno.
Oramai sono a 142 pagine cominciate nel gennaio 2007 (anche prima su altre piattaforme), un pezzetto della mia esistenza si trova proprio da queste parti :)

Pistola di un Pistola – Te Lo Dice Multiplayer.it

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Si continua con la nuova grafica e la nuova sigla del Te Lo Dice Multiplayer.it e questa volta si ride alla grande con i peggiori shooter in prima persona di tutti i tempi. Tra titoli impensabili e vecchie conoscenze, ripercorriamo la storia (dimenticata) del genere più venduto dei nostri giorni.

Il filmato:

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Kindle Paperwhite e il futuro degli eBook Reader

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Il dispositivo è leggero e compatto, supporta il touch singolo con la possibilità di regolare la dimensione dei caratteri e la spaziatura, permette di consultare il dizionario dei termini e wikipedia, aggiungere note, creare raccolte e ha anche un browser sperimentale.

Il supporto dei formati è piuttosto parco perché legato all’ecosistema Amazon, c’è bisogno del mitico Calibre per convertire ad esempio gli epub e diversi altri formati. Ci sono altri dispositivi più “aperti”, ma la qualità costruttiva è ottima e qualora si acquistino solo libri originali, la piattaforma di Amazon e il suo catalogo sono tra i migliori in assoluto.

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Non mi dilungo però ulteriormente sull’aspetto tecnico nè sulle mie impressioni, per disquisire invece sul compito che ha questo dispositivo nel 2014.
E’ un fatto difficilmente confutabile che gli schermi E ink con luce integrata siano di gran lunga la maniera migliore per leggere ore consecutive senza affaticarsi e in qualsiasi condizione di luce. Non c’è tablet che tenga e dal mio punto di vista nemmeno libri cartacei: non me ne vogliano i puristi, ma la comodità di portarsi dietro tanti libri in uno spazio ridotto, la possibilità di leggere al buio o sotto luce diretta del sole, sono imbattibili, anche se viene a mancare quella vena romantica che anni or sono ha subito lo stesso destino nel passaggio dei CD musicali in favore dei contenuti digitali.
Il mercato degli eBook è piuttosto strano, il costo medio di un libro è abbordabile eppure la pirateria è un fenomeno estremamente diffuso presso tanti che soffrono della sindrome di avere sul proprio dispositivo centinaia di libri che non verranno mai letti, quando basterebbe spendere una cifra relativamente piccola ogni mese per leggere uno alla volta tutti quelli che si vuole.
Mi piace pensare che l’evoluzione possa diventare simile a quella musicale, con un aumento del bacino legale di fruizione in un contesto allargato seppur annegato nella pirateria, magari grazie a formule alternative d’acquisto; evoluzione che riporti in pista la lettura che soprattutto da noi è sempre meno presente nella vita di tutti i giorni, e causa non trascurabile di un’ignoranza crescente.
Leggere, purtroppo, è una delle cose meno divertenti che si possa fare nel tempo libero; la presenza di tablet, smartphone e PC portatili sempre più leggeri ha inciso ulteriormente su questo fattore, perché questi dispositivi permettono di fare tante cose senza mai abbandonarli, e il Kindle ad esempio viene visto come un oggetto aggiuntivo da portarsi dietro, seppur leggero e facile da trasportare.

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Alla stessa maniera però rappresenta la transizione perfetta verso il “digitale” per le persone poco avvezze alla tecnologica, o per chi macina libri su libri e dà reale valore alla lettura, probabilmente la categoria migliore e più indicata che non si fa problemi a trainare il mercato e utilizzare un eBook Reader nella maniera che più gli si addice.

In fondo è anche questione di riappropriarsi del proprio tempo libero, e la natura a senso unico del Kindle Paperwhite è perfetta per rilassarsi e non distrarsi mentre si legge…la lotta però è sempre più difficile, perché il futuro tecnologico indica una miriade di altre direzioni, e distrazioni.

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#DoubleLayerChocolate #Cake #TanzenVsFood

Double Layer Chocolate Cake_Watermark

Nome del piatto: Double Layer Chocolate Cake

Luogo: Daily Grill, 347 Geary St, San Francisco – Sito Web

Descrizione: Dalla foto già si può evincere la potenza e la sostanza di questo dolce, che dalla sua è buonissimo, per carità, ma mangiarlo dopo un antipasto ed una bistecca significa mandare lo stomaco in pensione per almeno un paio di giorni, anche a causa delle porzioni fin troppo generose dei ristoranti americani.

Le precedenti puntate.

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