Una scultura per cantina

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La scorsa domenica, stranamente (;)), abbiamo deciso assieme ad un paio di amici di fare un giro nella zona dove fanno il vino Sagrantino, allo scopo di visitare la Tenuta di Castelbuono a Bevagna, in provincia di Perugia.
In realtà questa volta il motivo è stato principalmente estetico: la struttura che ospita l'esposizione e la cantina è stata realizzata da Arnaldo Pomodoro, famoso scultore moderno che ha realizzato una copertura a forma di tartaruga, con il carapace in resina che nel corso del tempo diventerà verde e si confonderà maggiormente con le colline circostanti. La scultura è effettivamente molto bella, domina vigneti dai colori eccezionali che producono rosso Montefalco e Sagrantino ed anche la zona all'interno della quale si trovano le botti denota una cura estetica importante.
Al costo di 10 euro ci è stata proposta la visita e la degustazione di due vini: un Montefalco giovane del 2009 che viene venduto al costo di 9 euro, senza infamia e senza lode, e un Sagrantino di 19 euro, non male anche se ci è stato versato appena stappata la bottiglia e quindi non siamo stati in grado di apprezzarne a pieno le eventuali qualità.
Se vi trovate in Umbria la tenuta merita assolutamente una visita anche se le guide sono ben lontane da essere interessanti, per poi andare a mangiare magari nei tanti ottimi posti che si trovano lì attorno.

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#Tagliolini #33Tuorli #TanzenVsFood

Tagliolini33Tuorli

Nome del piatto: Tagliolini 33 tuorli con tartufo bianco

Luogo: La Volta Rossa, Piazza Principe Amedeo, 1 Roddi, 12060 Alba, Italia – Sito Web

Descrizione: Tagliolini fatti in casa preparati con 33 tuorli d’uovo su un kg di farina, adagiati su un letto d’olio e ricoperti del pregiato tartufo d’Alba. L’odore è eccezionale, il sapore semplicemente delizioso, il tartufo rende il piatto pregiato, e costoso.

Le precedenti puntate.

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La passione che si è trasformata in un lavoro

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In un precedente post ho parlato di come sono arrivato a Multiplayer.it e dell'esperienza importante con Alternative Reality, che mi ha permesso di crescere e fare i primi viaggi in giro per il mondo; con questo post volevo andare ancora più indietro nel tempo, perché se sono arrivato ad avere tanti anni (15!) di esperienza sul groppone e a parlare di videogiochi lo devo alla mia passione e alla lettura di riviste specializzate, all'interno delle quali scrivevano persone che sono diventate il mio riferimento.
Quelle che leggevo con maggiore assiduità e meglio si adattavano alla mia età erano ConsoleMania e The Games Machine, che offrivano una fruizione dei contenuti largamente differente da quella attuale.
Non appena le sfogliavi potevi sentire il profumo della carta e dei titoli che avresti giocato in futuro, ti dedicavi a leggere più volte gli stessi articoli per capire se ti eri perso qualcosa, analizzavi le immagini per intuire come sarebbe potuto essere il gioco. Sognavi la trasferte e i press tour che venivano raccontati con tanta passione e dovizia di particolari, sperando in futuro di poter fare altrettanto.
Erano le regine incontrastate della tazza (beh, assieme alle riviste con le donnine), ed al loro interno scrivevano firme che con il tempo ho imparato a conoscere, con le quali a mio modo avevo creato una connessione.
Da questo punto di vista ero particolarmente legato a Raffaele Sogni e il suo dare del tu ai lettori, a Davide "Toso" Tosini e il suo modo di scrivere brillante, a Stefano Silvestri e il suo stile di scrittura compassato ed elegante: per me è stato motivo di felicità e orgoglio incontrarli la prima volta da colleghi, e condividere assieme qualcosa che era "solo" una passione in età adolescenziale.

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La sola critica che faccio verso questo settore è quella di aver snobbato per un po' di tempo quell'ondata online – indubbiamente più frastagliata, meno strutturata e meno formata professionalmente – di cui con qualche escursione cartacea faccio parte. Tuttavia, l'importanza che hanno avuto queste riviste nella scelta del mio percorso lavorativo e il rispetto che nutro per le persone che vi hanno scritto, è forte e inattaccabile.
Le origini non vanno mai dimenticate, anche e soprattutto quando si corre a tambur battente verso il proprio futuro.

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Barolo, Langhe e Piemonte: la mia esperienza

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La mia passione per il vino ha subito una rapida evoluzione nel corso dell'ultimo anno: complice una visita alle cantine di Montefalco ho cominciato ad informarmi pesantemente sull'argomento e degustare con più cognizione di causa. Ho trovato un'enoteca fantastica al centro di Terni e a gennaio comincerò il corso per diventare Sommelier, in maniera tale da avere una base di conoscenza strutturata e continuare il mio percorso di scoperta del vino.
Da qui sono nati Tanzen Vs Wine ed un proposito ben preciso: nei prossimi 12-14 mesi tutto il budget dedicato alle vacanze sarà impiegato per visitare luoghi e cantine delle regioni italiane, allo scopo di apprezzare i vini ed i piatti tipici migliori.
La cifra stanziata è di 1800 euro a testa tra me e Manu, che dovrebbe essere sufficiente per 4 o 5 regioni italiane differenti.
La prima tappa è stata quella delle Langhe in Piemonte – da giovedì a domenica con partenza da Terni in macchina – precisamente nella città di Barolo.

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Come sistemazione abbiamo scelto il Bed & Breakfast La Giolitta (ogni link che vedrete da qui in avanti porta alla mia recensione dettagliata su Yelp), che si trova in posizione perfettamente centrale e ci ha permesso di esplorare il piccolo borgo e le cantine nelle vicinanze senza prendere la macchina. In paese abbiamo visitato la cantina storica di Borgogno, ora proprietà di Farinetti, all'interno della quale abbiamo degustato due Barolo, dei quali uno molto buono del 2004; la cantina de I Marchesi del Barolo, che ha contribuito alla classificazione del Barolo nella sua accezione più moderna e nella quale abbiamo fatto un po' di acquisti tra Grappa, Barolo Sarmassa e Nebbiolo; il Museo del Vino, che si trova all'interno del Castello di Barolo e che invero non mi è piaciuto particolarmente: al costo di 8 euro propone un'esperienza poco informativa e più sensoriale, ma indirizzata ad un pubblico adolescente e priva di spunti particolari.
Il Barolo è un vino importante, che va fatto ossigenare, offre un gusto particolare e non va preso sottogamba: è elegante e strutturato, può invecchiare anche 50 anni e andrebbe bevuto a partire dai 10 per ottenere la massima resa; è un vino costoso ma che ti ripaga se viene bevuto da "meditazione" o associato alle giuste pietanze, come selvaggina o formaggi stagionati. È composto dal 100% di Nebbiolo e ed è sottoposto a rigide disciplinari che lo vogliono vinificato solo in 11 comuni e con i vitigni esposti a Sud, Sud-Est e Sud-Ovest.
Questo non toglie che bottiglie di Nebbiolo "normale" non siano comunque buone, e dirigendoci verso vini meno strutturati o più acidi abbiamo il Dolcetto (Dogliani, Diano d'Alba, Alba), il Barbaresco e il Barbera, per passare a bianchi come il Moscato d'Asti o Passiti come il Barolo Chinato e altri.
Una qualità di vini generalmente straordinaria, ma il Piemonte e le Langhe mi sono piaciute anche dal punto di vista gastronomico, con alcuni piatti tipici davvero eccellenti.

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Rimanendo a Barolo abbiamo mangiato all'osteria La Cantinella, che ci ha proposto piatti squisiti e abbondanti come i Plin di carne con burro e salvia, il delizioso sufflè di porri con fonduta di formaggio e il bonet piemontese; la seconda sera all'enoteca La Vite Turchese, nella quale assieme a quattro calici di vino a testa abbiamo degustato degli ottimi salumi e formaggi più carne cruda di bue grasso frullata.
Ovviamente abbiamo avuto modo di muoverci anche nei dintorni, visitando La Morra ed i mercatini di Natale, Alba città di Ferrero e del Tartufo Bianco, Dogliani ed altri borghi.
Mi hanno sorpreso i Poderi Luigi Einaudi, che mi aspettavo molto più "pettinati" e che invece hanno regalato una visita di oltre due ore nella quale ci hanno spiegato le cose nel minimo dettaglio senza fretta, e offerto cinque vini da degustare in maniera assolutamente gratuita; particolarmente interessante è stata poi la visita alla piccola cantina di Roberto Bolla, che produce vini biologici: ci hanno accolto offrendoci caffè e nocciole fatte in casa, per poi passare alla cantina e intrattenere una bella discussione sana e genuina.
Siamo stati anche al Castello Grinzane, patrimonio dell'Unesco che ospita un museo molto più interessante di quello di Barolo, mentre non si contano le enoteche regionali che abbiamo visitato, con tanto di degustazione.
Nel paese di Roddi, a pochi chilometri da Alba, abbiamo mangiato presso La Volta Rossa, uno dei ristoranti più buoni che abbia mai provato in vita mia: tutti i piatti erano stra-buoni, le quantità abbondanti, il tartufo bianco sublime e il sottofiletto spadellato su ganache ai porcini glassato con fonduta alla fontina DOP e tartufo bianco, guarnito con pomodoro gratinato, semplicemente incredibile.

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Di seguito qualche statistica e quanto ho speso durante il nostro soggiorno:

  • Distanza Terni – Barolo: circa 570 km, in totale abbiamo percorso 1280 km
  • Spesa benzina: circa 105 euro
  • Spesa autostrada: circa 90 euro
  • Pernottamento: 260 euro in due per tre notti, compresa colazione
  • Spesa nel ristorante La Cantinella: 100 euro
  • Spesa nell'enoteca La Vite Turchese: 94 euro
  • Spesa nel ristorante La Volta Rossa: 130 euro
  • Acquisto di prodotti: 3 bottiglie di Barolo, 3 di Dolcetto di Diano d'Alba, 3 di Nebbiolo, 1 di Barbera d'Asti, 1 di Barbaresco, 2 grappe di Barolo, nocciole, pasta Tajerin, cioccolatini per un totale di circa 300 euro, tutto rigorosamente provato in prima persona

Il costo totale compresi i vari extra è stato di poco inferiore ai 600 euro a testa, pari alla cifra stanziata inizialmente per due tappe, che ci porterà a ridurre le regioni durante questo primo anno.
I prossimi candidati sono Campania/Umbria (nella seconda ci vivo, la prima è casa mia), Veneto, Puglia, Sicilia, Marche, Sardegna e così via, con qualcuno che giocoforza slitterà nella prossima tornata.

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La prima tappa nelle Langhe piemontesi è stata un successo pieno ancorché costoso, quindi, e da qui continua la(ri)scoperta enogastronomca dell'Italia, abbiamo dei vini e del cibo meravigliosi in ogni regione che dovrebbero essere punti importanti per ripartire, la diversità che unisce.

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Buon compleanno, PlayStation!

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Da poche ore in Giappone PlayStation ha compiuto venti anni dal lancio sul mercato giapponese.
Un ventennio nel quale Sony è riuscita a creare delle console che hanno contribuito all'affermazione dei giochi in tre dimensioni, alla diffusione presso il pubblico di massa, ad ospitare dei veri e propri capolavori che hanno spaziato tra diversi generi, un numero enorme al quale ognuno è legato in maniera differente.
Dopo tanto tempo e quattro console il brand PlayStation può considerarsi indipendente dal proprio produttore e sinonimo di videogiochi alla pari di SEGA e Nintendo – magari non così romantico e con mascotte meno radicate nell'immaginario collettivo – al punto che tanti giocatori sono nati e cresciuti durante questa generazione, per andare magari a ritroso e scoprire le pietre miliari che appartengono alla storia dei videogiochi fin dagli albori.
Personalmente ho un ricordo estremamente agrodolce della prima PlayStation: venivo da anni di PC e console Nintendo/Sega, mi sono avvicinato con molto scetticismo alla prima versione di Sony ma sono stato travolto dalla caterva di titoli (soprattutto picchiaduro e JRPG) che nella mia adolescenza hanno monopolizzato parecchie ore del tempo libero. Ci sono stati diversi momenti non proprio esaltanti che si sono avvicendati durante questi venti anni e personalmente il mio rapporto d'amore videoludico è stato più intenso con Commodore 64, Mega Drive, Dreamcast e Gamecube; le console PlayStation però sono state sempre lì, senza mollare un colpo, offrendomi tanto da giocare e titoli (inutile fare una lista, sarebbe enorme) che considero fondamentali per la mia cultura videoludica.

Domani partirò alla volta di Londra per un evento in grande stile dedicato a questo compleanno e per vedere, presumibilmente, i titoli che saranno annunciati/mostrati al PlayStation Experience di Las Vegas.
Nel frattempo ripropongo il nostro Punto Doc che abbiamo realizzato per il lancio di PlayStation 4, che mai come adesso è perfetto per festeggiare i 20 anni del brand:

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