Old Trafford e National Football Museum

Estratto dell'articolo originariamente scritto per Multiplayer.it, a questo indirizzo.

Manchester è una cittadina operaia ed uggiosa, piena di mattoncini di colore rosso e di persone con un accento inglese forte, non semplice da capire. Ci sono degli scorci interessanti e diversi negozi "famosi", ma la cultura del cibo fa a botte anche con una qualità non eccelsa, come ci hanno confermato diverse persone del posto.
Poco fuori dal centro, però, risiede uno dei templi più grandiosi del calcio mondiale: l'Old Trafford, dimora del Manchester United e teatro di grandi partite e giocatori come George Best, Bobby Charlton e Ryan Giggs, oltre che base operativa del grande Sir Alex Ferguson, che ha portato i Red Devils al successo di tante Premier League, coppe di Lega e trofei internazionali come la Champions League.

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Questo stadio è stato costruito nel lontano 1910, quasi raso al suolo durante il periodo delle guerre mondiali, più volte ricostruito e ingrandito negli ultimi 20 anni, fino al maxi lavoro del 2006 costato 40 milioni di sterline per l'ammodernamento e l'aumento della capienza. Grazie all'evento di Pro Evolution Soccer abbiamo avuto modo di esplorarlo con un tour dedicato, per apprendere ancora di più la grandiosità di questo stadio e l'organizzazione impeccabile che lo contraddistingue.
L'Old Trafford è diviso in tre livelli per un totale di poco più di 75.000 spettatori a sedere, la sua conformazione è tale che la visuale sul campo di gioco è sempre ottima e ravvicinata da qualsiasi settore si guardi la partita; durante le partite di campionato il limite fissato di sedili riservati agli ospiti è pari a 3000, per quanto riguarda la FA Cup e Champions League, ad esempio, si può arrivare anche fino a 9000. Da segnalare la presenza di un settore basso situato in ottima posizione e dedicato ai disabili, ad ingresso completamente gratuito, con uno spazio dedicato per 104 sedie a rotelle.
All'interno dello stadio vi è anche un centro scommesse, e immaginiamo quanto possa essere l'indotto di questa "mossa", mentre i prezzi per le diciannove partite di Premier League vanno dalle 266 sterline (poco più di 330 euro) fino alle 900, a seconda ovviamente della posizione e dell'età di chi acquista il biglietto. L'alcol e il fumo non sono ammessi sugli spalti; sui due lati lunghi dello stadio ci sono quattro piattaforme sospese che ospitano le telecamere, su quelli corti invece ce ne sono due, più tutte le stazioni mobili a bordocampo.
Una piccola sezione dei posti a sedere, ovviamente in posizione privilegiata, è ad appannaggio degli sponsor e dei propri ospiti; parlando di moneta sonante la Chevrolet nella stagione da poco conclusa ha pagato la bellezza di 35 milioni di sterline (44 milioni di euro), mentre nel 2015 terminerà un accordo durato 13 anni con Nike, da 23,5 milioni di sterline annuali. Per il rinnovo si parla di cifre e durata ancora più grosse, che dovrebbero portare nelle case della squadra di Manchester addirittura un incasso vicino al miliardo di sterline, una cifra incredibile che fa ancora di più capire perché i team della Premier League abbiano fatturati così enormi e tale capacità di spesa, al di là dei debiti.

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Se l'organizzazione della parte "visibile" dello stadio è eccezionale, non sono da meno tutti i servizi dedicati alla stampa, giocatori e intrattenimento. Per raggiungere l'edificio dedicato alle conferenze stampa bisogna attraversare il Munich Tunnel, dedicato alla tragedia aerea del 1958 dove morirono 23 tra giocatori del Manchester United, dirigenti e giornalisti, di ritorno da un match di coppa; un passaggio suggestivo pieno di ricordi alla memoria di una squadra molto forte che puntava alla vittoria del terzo campionato consecutivo.
Al termine del tunnel come detto si arriva all'edificio per le conferenze stampa: in Premier League la prassi è quella di dare precedenza alle stazioni televisive principali, con le interviste che si tengono nel tunnel di ingresso in campo; poi tocca ai manager dirigersi a turno nella sala stampa con una sessione di circa quindici minuti davanti alla platea dei giornalisti. Mai assieme, quindi, per evitare tensioni, ma tappa obbligata sia in caso di vittoria che sconfitta.

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Per quanto riguarda i calciatori, solitamente si riuniscono il giorno prima della partita in albergo per cenare tutti assieme; l'ultimo pasto viene consumato quattro ore prima della partita, a circa due ore e mezza si passa il tempo nella lounge dedicata all'interno dello stadio, quando manca poco più di un'ora è il turno di andare negli spogliatoi. Che forse sono la cosa più essenziale di tutto quanto abbiamo visto, con le panchine e le maglie dei giocatori appese, i bagni separati e una sezione piccola dedicata ai massaggi.
Questo stadio ospita circa 300.000 persone l'anno grazie ai tour dedicati, con punte singole di 3.000 dopo un match di Premier League; in Italia, purtroppo, solo lo Juventus Stadium riesce a regalare ai propri tifosi una qualità di servizi paragonabile, ma ovviamente non può godere di una storia calcistica centenaria e dispone di una capienza, a detta di chi vi scrive, non proprio europea.

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Prima di abbandonare Manchester abbiamo avuto modo di visitare il National Football Museum, che si trova al centro della città e ospita su diversi piani la storia del calcio britannico.
L'ingresso è gratuito e ovviamente i contenuti "locali", ma è impossibile non soffermarsi e apprezzare dei veri e propri cimeli storici, apprendere come vestivano prima i calciatori (le divise dei portieri sembravano dei veri e propri maglioni!), come erano meno ergonomici in passato le scarpe da calcio e gli stessi palloni. Girovagando tra i piani del museo abbiamo scorto i manifesti di diversi campionati del mondo di calcio, come quello indimenticabile per noi di Spagna 1982 o il primo storico in Uruguay del 1930; considerando come detto che l'ingresso è completamente gratuito, una visita è più che d'obbligo.

Per gli appassionati di calcio, come chi vi scrive, una città "normale" come Manchester di colpo assume un fascino incredibile grazie alla storia calcistica che la contraddistingue e ad uno stadio dove tutti vorremmo giocare, nella speranza che un giorno, probabilmente lontano, anche la nostra gloriosa tradizione calcistica possa essere supportata da stadi degni di questo nome.

I commenti classici sono superati, se vuoi continuare la discussione scrivimi su Twitter: @Tanzen.

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