De Longhi Autentica, la mia nuova macchina del caffè

Pubblicatoil Gen 18, 2016

Ad intervalli regolari, da buon geek ossessionato quale sono, mi concentro su un argomento da approfondire, che sia tecnologico, statistico, legato al miglioramento della vita quotidiana o generale.
Sono sempre stato cultore del caffè e del mito costruito attorno, al punto da berlo senza zucchero quando di qualità; durante la permanenza a Napoli ho due settimane a leggere commenti, recensioni e provare una moltitudine di caffè di marche differenti, con l’idea di cambiare la Mokona Trio Bialetti per una macchina migliore sia dal punto di vista del caffè erogato, sia per le funzionalità messe a disposizione.
Tra i modelli di fascia medio-alta (budget massimo 350€, da ammortizzare in uno-due anni grazie al costo inferiore della tipologia di caffè) proposti da Saeco, Gaggia, De Longhi e altri, la scelta è ricaduta sulla De Longhi Autentica, macchina cosiddetta Super Automatica in grado di macinare i chicchi di grano all’occorrenza (o accettare direttamente il macinato) per ottenere il massimo – si spera – del risultato. L’erogazione avviene mediante un unico tasto, la manutenzione è agevolata da una moltitudine di sensori e la preparazione offre bevande che vanno dal caffè corto a quello lungo, passando per quello doppio – dotato di crema più densa – fino al cappuccino manuale e al caffè americano.

IMG_8684_watermark

IMG_8671_watermark

Anche se viene definita Super Automatica, in realtà è ben distante da macchine quali ad esempio Mokona o Nespresso, che al di là delle miscele differenti erogano un espresso sempre identico: oltre le caratteristiche poc’anzi citate l’Autentica mette a disposizione una manopola per l’intensità del caffè ed una per gestire il livello di macinatura del caffè in grani, secondo tredici diverse regolazioni.
Facile immaginare come mi trovi ancora in fase di piena sperimentazione: sono riuscito a preparare caffè eccellenti, di molto migliori rispetto a quelli erogati dalla Mokona Trio, ma anche altri non soddisfacenti, vuoi anche per la marca utilizzata.
Sorprendentemente negativa è stata l’esperienza con i costosi chicchi in grani 100% Arabica di Illy: acidi, amarognoli e con una crema media; decisamente meglio la macina Toraldo, quella Kenon e i chicchi di Passalacqua, davvero di qualità. Sto provando inoltre diverse miscele proposte da una torrefazione di Terni, imboccando una strada lunga ancorché eccitante perché le qualità e le combinazioni da provare possono essere centinaia e basate su gusti stagionali.
La mia parte maniaco-compulsiva si è materializzata anche nello studio dell’acqua migliore per l’erogazione del caffè, quella che offre tra gli altri valori di sodio, PH e residui suggeriti da alcuni enti internazionali. Lo scopo è sempre lo stesso: migliorare la qualità e i piaceri della vita giornaliera, nell’attesa – sicuramente breve – di focalizzarmi sulla prossima ossessione.

Il #Tanzespresso, ordunque, ha una nuova casa :)

Se Facebook ti provoca l’orticaria, scrivimi su Twitter: @Tanzen.

IMG_8716_watermark

IMG_8645_watermark

IMG_8722_watermark

IMG_8655_watermark

IMG_8677_watermark

IMG_8702_watermark

IMG_8706_watermark