È una questione fisiologica, nel momento in cui un segmento di mercato si satura o comunque diventa meno fresco ed eccitante rispetto ai primi tempi, bisogna inventarsene uno nuovo, in grado di catalizzare l’attenzione delle persone, del marketing e di tutto l’indotto che segue a ruota.
La trasformazione degli orologi in oggetti tecnologicamente più avanzati era scontata, ma laddove possono trasformarsi in un dispositivo ancora più intimo e vicino al proprio utilizzo quotidiano, dall’altro devono fronteggiare costrizioni come lo spazio utile offerto dal quadrante, i consumi, la potenza che è possibile miniaturizzare, l’usabilità stessa in termini di funzionalità. Negli ultimi tre anni in tanti hanno cercato di proporne una propria versione, ma nessuno è riuscito realmente a trovare la quadratura del cerchio: gli Smartwatch rimangono tendenzialmente poco utili da soli e nemmeno più di tanto in congiunzione con uno Smartphone, al punto di aver ottenuto l’appellativo poco lusinghiero “Dumbwatch”.
Ci sono ad ogni modo casi più di successo, vedi Moto 360 o Pebble Time, ma ad oggi sono ben lungi dal manifestare idee innovative o raggiungere vendite di un certo tenore, sull’altare di potenzialità decisamente inespresse.
Dopo tre anni Apple ha deciso di entrare con forza in questo segmento di mercato, forte di un ecosistema che se da un lato è chiuso e meno personalizzabile, dall’altro dispone di un’integrazione software-hardware semplicemente inarrivabile, che le ha permesso di posizionarsi tra i leader mondiali di tecnologia.
Apple Watch è disponibile dal 26 giugno in Italia, ma già a partire dal 10 maggio ne sono entrato in possesso grazie ad una trasferta a Los Angeles: al tempo l’unico negozio “fisico” che lo vendeva negli Stati Uniti era Maxfield, e da buon entusiasta mi sono subito fiondato nell’acquisto, senza fare alcuna considerazione sul rapporto qualità/prezzo né sull’utilità reale di questo oggetto…d’altronde i malati di tecnologia allo stadio finale prima agiscono, poi si rendono conto di aver fatto una cazzata o meno.

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Nella fattispecie ho comperato il modello Sport da 42″ con cinturino bianco, – provando nel corso del tempo quello nero e il Milanese loop – al costo di circa 380€ al cambio; l’ho tenuto al polso per due mesi e mezzo e aspettato che scomparisse il classico effetto “novità”, prima di esprimerne un giudizio più completo.
Che sarà molto personale e generico, perché tanti sono gli aspetti da considerare, differente è l’attitudine di ogni persona, variabili i gusti estetici, come è giusto che sia quando si parla di un prodotto che più di computer e smartphone veste sul proprio corpo, quasi come se fosse un vestito. A tal proposito le combinazioni presenti sul sito ufficiale Apple sono molteplici tra materiali, dimensioni e cinturini, proprio nel tentativo di attirare il maggior numero di persone possibile.
Ed indubbiamente la qualità costruttiva è eccellente, a partire dai materiali, passando allo schermo calibrato alla perfezione, arrivando al cinturino, che già nella versione più economica propone una chiusura elegante che nasconde la linguetta di aggancio e dimostra ottima resistenza a sporcizia e sudore. Dal punto di vista estetico la qualità non passa inosservata e questo Smartwatch rientra indubbiamente nella concezione di quelli stilosi e “premium”; come detto però il farselo piacere diventa una questione di gusti per quanto riguarda grandezza e forma dello schermo tra quadrato e circolare.
Apple Watch si connette a reti Wi-Fi per alcune delle sue funzionalità di base, via Bluetooth ad iPhone per tutte le restanti, rimanendo sempre collegato per inviare dati, riceverne e svolgere tutte le sue operazioni.
Il quadrante è personalizzabile da una lista predefinita di “facce” e complicazioni, quella sulla quale mi sono fermato è il cronografo, mentre ai quattro angoli ho scelto la temperatura, il timer, il cronometro e l’attività fisica giornaliera. Ci sono facce “sfiziose” come quella di Topolino ed in futuro se ne aggiungeranno di prodotte da terze parti; per adesso la scelta è abbastanza limitata e viene solo in parte mitigata dalla buona personalizzazione in termini di complicazioni.
Generalmente lo schermo rimane spento, per guardare l’orario bisogna “tapparlo” oppure nell’utilizzo comune ruotare il braccio come si fa solitamente quando si consulta l’orologio; il tutto gestito da un sensore di movimento e dalla scelta del braccio in fase di configurazione iniziale. Poi ci sono le applicazioni: quelle create da Apple, interamente installate sul telefonino, e quelle terze parti, che offrono un’anteprima ridotta, e poi devono dialogare con le loro controparti su cellulare per scambiare e visualizzare i dati, sempre mediante Bluetooth.

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Su questo aspetto ci tornerò più avanti, nel frattempo in queste dieci settimane ho provato Apple Watch in una moltitudine di scenari, quando ero in viaggio, a casa e in ufficio.
Tra le caratteristiche più riuscite abbiamo la gestione delle notifiche, grazie ad un sistema tattile che avvisa quando se ne riceve una, la possibilità di consultarle singolarmente o di scorrerle per poi decidere se trattarle direttamente (nel caso di quelle native) oppure sul cellulare. Funzionano bene anche perché sono personalizzabili tramite l’app dedicata su iPhone, e perché permettono di ridurre in maniera tangibile il numero di volte che si prende il cellulare dalla tasca o dal tavolo, e solo quando necessitano di azione immediata. Tra le altre cose quelle eliminate sullo Smartwatch subiscono lo stesso destino anche su iPhone e iPad, caratteristica decisamente comoda e in grado di mitigare la schiavitù da Social e affini. La stessa ottima usabilità la abbiamo per il calendario ed i messaggi, che possono essere consultati nella loro interezza su Apple Watch ad una velocità almeno pari a quella di iPhone. Grazie a quelli pre-impostati (personalizzabili) e soprattutto a Siri, è possibile rispondere via sms e iMessage in maniera veloce ed efficiente, perché i comandi vocali funzionano molto bene e male che vada è possibile inviare direttamente il messaggio audio registrato. Personalmente ho utilizzato Siri anche per cose più generiche come chiedere un giorno specifico dell’anno, creare un timer a scadenza, un appuntamento sul calendario, lanciare mappe su iPhone, ascoltare musica di un certo genere; il riconoscimento vocale funziona sorprendentemente bene ed è uno dei punti di forza di questo Smartwatch. Altre funzionalità che ho utilizzato in maniera utile ma ad intervalli estremamente irregolari sono state il QR code della carta di imbarco per fare il check in, la fotocamera dell’iPhone a distanza avendo come secondo schermo Apple Watch, la consultazione delle previsioni meteo.

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Arriviamo all’altro grande troncone interessante ma acerbo, quello dedicato al fitness e alla forma fisica. Apple Watch dispone di un sensore per calcolare il battito cardiaco, riesce a calcolare passi, scale, distanza e calorie bruciate pur senza avere un GPS (ma è meglio tararlo assieme ad iPhone, inizialmente), ed ha una serie di impostazioni per l’attività fisica. Ad intervalli regolari, quando fermi in un posto per parecchio tempo, invita con un colpo tattile e una notifica ad alzarsi per fare una camminata, anche se ignora se ad esempio si sta guidando oppure si è in fase di decollo o atterraggio; dispone di un’applicazione nella quale si possono impostare degli obiettivi giornalieri da raggiungere, può registrare una serie di attività come corsa all’esterno e e interno, quella in bicicletta, camminata e così via.
A tal proposito ho utilizzato ad esempio queste funzionalità mentre ero sul Sentiero degli Dei, percorrendo circa 6 chilometri in due ore (più 30 minuti di fermate tra acqua e foto dello splendido panorama) e con un battito cardiaco medio pari a 123; poi in tre distinte partite di calcetto, durante le quali purtroppo ho dovuto fare tre prove differenti perché non c’è la possibilità di selezionare questa attività specifica tra le opzioni. I risultati gioco forza sono stati un po’ differenti tra loro, accentuati ovviamente dalla durata e dalla mia resa diversa (nella partita della prima immagine non giocavo da un mese e faceva un caldo clamoroso): in generale mi è parso che l’accuratezza sia solo nella media e non tanto dissimile da altri tracker provati in precedenza (per mesi ho utilizzato Fitbit Flex e Jawbone UP). Insomma, il calcolo di calorie e del resto può fungere soprattutto da riferimento per un andamento generale invece che scientifico, va meglio col sensore per il battito cardiaco che insieme ad Apple Health riesce a regalare un bel po’ di dati su come reagisce il cuore sotto sforzo o tensione.
Ancora, ho utilizzato Apple Watch in congiunzione con Fitstar e Lifesum per fare attività fisica, calcolare quante calorie consumo in un giorno e quante invece ne accumulo: questo sistema è davvero utile per tenere sott’occhio diversi aspetti legati alla propria forma e peso, ma necessita anche di diverso lavoro manuale non sempre possibile. La batteria non mi ha dato problemi particolari, nel senso che è impossibile andare oltre la giornata e mezzo di utilizzo, ma egualmente non ho mai avuto problemi ad arrivare a fine giornata con lo Smartwatch ancora carico: perlomeno è possibile caricarlo di notte e nel caso estremo utilizzarlo solo in modalità orologio.

Sicuramente la situazione generale di Apple Watch migliorerà con gli aggiornamenti software e quando l’applicazione per l’attività fisica sarà meno acerba in termini di funzionalità; e quando le app terze parti come Runastic e Nike Fitness+ potranno operare direttamente su Apple Watch, senza avere la necessità di portarsi dietro iPhone ad esempio durante la corsa.

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Applicazioni terze parti che rappresentano ad oggi la nota davvero dolente di Apple Watch: la loro dipendenza da iPhone ne limita l’utilizzo e anche la velocità per via dei dati che devono viaggiare in streaming via Bluetooth; ne riduce anche la complessità e quindi, al di là di utilizzi saltuari, lo Smartphone rimane preferibile in termini di velocità, usabilità e comodità, fattori che potrebbero essere migliori su Apple Watch in taluni casi di utilizzo.
Dopo due mesi e mezzo c’è una forte discrepanza tra le funzionalità native e tutte le altre che poi hanno fatto la fortuna di Smartphone e Tablet. Allo stato attuale, quindi, è praticamente impossibile consigliare Apple Watch anche in relazione al suo prezzo di acquisto, se non per gli entusiasti di tecnologia e novità. Molto più saggio aspettare l’autunno, quando arriverà watchOS 2 e le applicazioni terze parti saranno più indipendenti e veloci, perché sarà possibile installarle direttamente nella memoria interna.
Solo in quel momento Apple Watch diventerà un dispositivo interessante per una fascia di utenti più ampia, tenendo conto che stiamo parlando di una categoria assolutamente intrigante e personale, ma anche più accessoria rispetto a Smartphone e Tablet.
Quello che immagino a regime, per Apple Watch e gli Smartwatch in generale, è una categoria di dispositivi che rimarrà confinata nell’ambito degli accessori di cui sopra, ma che una volta raggiunta la maturità sarà in grado di offrire oggetti belli da indossare e sfoggiare, nonché in grado di velocizzare e rendere più piacevoli alcuni (pochi?) passaggi del nostro flusso di interazione con la tecnologia e col mondo online.
La strada da percorrere, però, ancora lunga.

Pro

qualità costruttiva e hardware eccellenti
buon sistema di gestione delle notifiche
la parte dedicata al fitness è utile…

Da Considerare

…ma ancor acerba
la batteria dura una giornata intera senza problemi, ma dimenticatevi giorni e giorni come altre tipologie di Smartwatch

Contro

le applicazioni terze parti in streaming bluetooth sono lente e poco utili, rappresentando un grosso difetto allo stato attuale

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