Giappone, terzo giorno: Kyoto, Arashiyama, Nara

Sveglia alle 8 (oggi un po’ meglio, dai) e solita immensa colazione Giapponese, questa volta con alcune variazioni per quanto riguarda frutta e pesce. Fortunatamente il tempo era nuovamente soleggiato, quindi mi sono diretto a Kyoto Station per prendere la Jr Sagano Line in direzione Kameoka. Dopo qualche piccolo smarrimento dovuto al fatto che la maggior parte della segnaletica fosse Giapponese (ed è giusto così), sono giunto ad un piccolo porticciolo ai piedi del fiume Hozu. In questo posto è possibile intraprendere una traversata su una barca di legno “guidata” da tre marinai, due davanti e uno di dietro.

Durata, quasi 2 ore attraverso distese infinite di verde, vallate e anche alcune rapide, per poi giungere in prossimità del distretto di Arashiyama. Sono riuscito nell’intento di essere in barca con tutti Giapponesi, anche se uno, saputo che ero Italiano (mi hanno fatto compilare una scheda informativa nel momento dell’acquisto del biglietto) ha cominciato a parlarmi nel nostro idioma affermando di essere stato diverse volte in Italia, ed in realtà è stato molto gentile nel tradurmi alcune delle cose importanti che dicevano i conduttori della barca. La traversata è stata molto piacevole, con un bellissimo colpo d’occhio in più punti. Mi ha sorpreso l’abilità dei marinai, due dei quali erano chiaramente sopra i 50 anni e con una forza invidiabile, che anche in prossimità di passaggi strettissimi con ai lati rocce appuntite, riuscivano a far passare la barca ad alta velocità senza farla urtare. Anche qui sono successe due cose che mi hanno fatto sorridere non poco: a metà traversata c’era un fotografo completamente isolato da tutto e piazzato sopra ad una roccia che ci ha scattato qualche foto (che poi sarebbe stata spedita a chi fosse interessato) e soprattutto il fatto che, verso la fine della gita, si è affiancata un’altra barca a legna, questa volta a motore, che ci ha letteralmente attraccato di prepotenza e agganciato di lato…indovinate cosa c’era sopra? una sorta di ristorante mobile nel quale alcuni cuochi stavano cucinando varie pietanze, incredibile e inaspettato! Ho acquistato i cosiddetti Dango (non so come si scrive), alcune palline dolciastre appena cotte e immerse in una sorta di sciroppo, davvero buone. Prima di tornare sul treno, ne ho approfittato per visitare un po’ Arashiyama, paesino molto carino costellato da negozietti locali, è sempre bello vedere posti quando non sono contaminati da miariade di Mc Donald e affini…

Nara

Tornato a Kyoto, ho preso la JR Nara Line in direzione Nara, dove sarei arrivato dopo 45 minuti. Questa linea ferroviaria è molto bella perchè taglia una buona parte dell’entroterra circostante Kyoto, e quindi è possibile rifarsi un po’ gli occhi. Poco dopo la partenza del treno si è avvicinata una ragazza Giapponese e ha cominciato a parlarmi Inglese, sedendosi accanto a me. Onestamente non me l’aspettavo, avevo letto che sono molto riservate e difficilmente muovono il primo passo…ad ogni modo si chiama Akiko, ha studiato per 4 anni l’inglese abita in un paese molto rustico e incontaminato chiamato Iga, raggiungibile mediante un treno locale dalla fermata di Kizu. Abbiamo parlato di un po’ di cose, e mi ha invitato a visitare il proprio paese proprio perchè molto caratteristico, ma purtroppo il giorno dopo sarei dovuto ripartire…In prossimità della sua fermata ci siamo scambiati i contatti email e di msn, almeno ci si tiene in contatto per cose future :–)
Nara è famosa per il suo parco, immenso e con al suo interno templi, musei, onsen e altro, che arrivano fine ai piedi di una montagna. Ne ho girato una buona parte, per poi passeggiare attraverso alcune stradine piene di negozi tipici, e dove ho acquistato alcuni dolci locali, anche al vino, e un altro paio di altri regalini per Karen, mi ci sono affezionato!

Tornato nel Ryokan glieli ho consegnati subito e le sono piaciuti tantissimo, ci siamo fatti una foto insieme :–)

Con Karen, la figlia della padrona del Ryokan Vista rilassante...

Mannaggia, domani si parte in direzione Tokyo e quindi Monte Fuji, eppure Kyoto mi ha lasciato una grandissima impressione e l’idea di non averla vista e vissuta tutta a fondo…una buona scusa per ritornarci il prossimo anno, no? ;–)