La trasferta newyorkese si è appena conclusa con altri due giorni dedicati alla parte lavorativa, o meglio di immedesimazione nel mondo UFC, e quella “libera” dove insieme ad Andrea e Alessandro abbiamo visitato gli ultimi posti, non certo in ordine di suggestione e importanza.

L'anteprima del memoriale dell'11 Settembre 2001 Ground Zero sotto ricostruzione

Non pensavo sinceramente che Ground Zero potesse farmi un effetto così marcato, un magone nella pancia mentre avvertivo un’aria decisamente differente dal resto, un vuoto che pian piano sta venendo colmato dalle gru imponenti che sono intente a costruire il memoriale della tragedia dell’11 Settembre 2001. Di fianco alle costruzioni c’è un’esposizione che mostra in anteprima come sarà ricostruita questa parte della città, con due grosse fontane quadrate al posto delle due basi dei grattacieli crollati, e un’altra struttura immersa nel verde a simboleggiare il ricordo e la rinascita di qualcosa che evidentemente per gli americani è solo qualcosa di lontanamente immaginabile per noi…

Wall Street Cartello Particolare

La passeggiata è continuata per Wall Street, la parte principale dedicata agli affari della città e della borsa mondiale, per proseguire sul traghetto che ci ha portato a Staten Island e che ci ha permesso anche di vedere la Statua della Libertà molto da vicino (impensabile da visitare a causa del poco tempo a disposizione e delle file kilometriche a corredo). Devo dire che proprio questo simbolo è stato la mia più grossa delusione della trasferta di New York, non so perché ma me l’aspettavo diverso, più imponente e che mi trasmettesse qualcosa di diverso, seppur non ho nulla a che fare con le vicende che lo riguardano…

La Statua della Libertà Skyline da Staten Island

Sull’isola di Staten abbiamo invece trovato una partita di lega minore di baseball in corso d’opera, ed è stato divertente quando abbiamo tentato di scattare le foto attraverso le recinzioni in ogni modo, per poi scoprire che l’ingresso superiore era aperto a tutti :D
Lo stadio degli Staten Yankee è molto carino, e seppur l’incontro era minore e con pochi spettatori, mi ha permesso di guardare qualche inning praticamente a bordocampo, e capire ancora meglio alcune regole di questo sport e il ruolo di tutti i componenti della squadra.

Visuale completa del campo Pronto a battere

L’evento clou del tardo pomeriggio e della serata è stato invece l’UFC 111, manifestazione organizzata al Prudential Center di Newark che ha dato luogo a diversi incontri di classifica, fino a vedere il suo culmine nell’assegnazione del titolo dei Welter tra George St-Pierre e Dan Hardy, e quello ad interim dei pesi massimi tra Frank Mir e Shane Carwin, in attesa del ritorno di Brock Lesnar, magari più conosciuto da noi perché ha avuto trascorsi nel Wrestling.

Ingresso vip, vista dall’alto con ristorante a buffet gratuito e poltrone comode, tutto perfetto se non ci fosse stato un piccolo contrattempo che mi ha coinvolto: al controllo degli oggetti metallici una delle ispettrici ha notato che avevo con me un microfono, e quindi ha cominciato ad asserire che non sarei potuto passare perché il suo utilizzo non era permesso. A questo punto mi ha chiesto di aspettare per una nuova risoluzione, mentre passavano altre persone con telecamere giganti, macchine fotografiche che facevano anche i video e quant’altro, e mentre la mia pazienza diminuiva in maniera direttamente proporzionale.
A questo punto ho cominciato a fare polemica (My Friend di Frisco docet :D) facendo notare come oramai ogni apparecchio elettronico può registrare audio e di come in fase di briefing non sia stata segnalato il completo divieto di portare microfoni e affini. A questo punto è venuta fuori la ben nota rigidità mentale (non certo illuminata) degli Americani, dove nel caso specifico non sono stati in grado di trovare una soluzione che poteva essere ad esempio nell’indicare uno spazio dove lasciare il microfono piuttosto che prendere i miei dati in caso ci fossero stati problemi in tal senso.
Dopo l’ennesima risposta uguale e la mia insofferenza sempre maggiore (ovviamente condita da spiegazione apposita dinnanzi a tanta inutile fermezza) è cominciata la sfilata del responsabile di turno, con il secondo che continuava a ripetere che capiva la mia situazione ma che ci sono restrizioni, per poi arrivare un terzo che dinnanzi alla mia insistenza mi ha portato dal boss dei boss della sicurezza, che dopo l’ennesima cantilena ha finalmente attivato il cervello, ovviamente su mio suggerimento, segnandosi il posto sul quale mi sarei seduto e “minacciandomi” di azioni legali nel caso in cui avessi usato il microfono e fossi stato notato, assa fa :D

Ad ogni modo l’evento ha visto manco a dirlo il tutto esaurito (17.000 persone) dove la folla si è esaltata per gli scontri più spettacolari e coinvolgenti, ma non ha mancato di fischiare quelli dove prese continue e senza particolari sussulti la facevano da padrone, abbassando un po’ il ritmo. Personalmente devo dire che gli scontri tra i lottatori più famosi e bravi sono stati piuttosto piacevoli, mentre c’è ancora abbastanza da lavorare nel ritmo e nella “presentazione” per i restanti, per un evento che dal suo inizio alla fine è durato ben 5 ore e oltre, e che ho retto soprattutto grazie alla birra :D

Ecco le ultime foto, per la carrellata completa c’è l’apposita galleria fotografica.

Prudential Center gremito per l'UFC 111
Combattimento nell'Octagon

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