Il primo dei due giorni completamente liberi è stato dedicato alla visita di Yokohama, la seconda città più grande del Giappone che in maniera curiosa dista solo quaranta minuti da Tokyo, un po’ come se in Italia ci fossero Roma, Milano e Napoli tutte attaccate tra loro.

E’ una città che non mi dispiace affatto, a parte la sezione dei grattacieli più alti piuttosto asettica sembra una versione più “rilassata” di Tokyo, dove le strade sono ugualmente curate ma negozi e ristoranti non si sviluppano verticalmente in un vortice di colori e confusione ma sono sempre a fronte strada con la parte residenziale in testa.
Magari attraversi un paio di vie molto tranquille e senza negozi ma subito dopo sempre e comunque trovi il fast food, il ristorante, la botique di vestiti e quant’altro, una sorta di “acceso/spento” continuo di vita cittadina che mi ha fatto davvero una bella impressione.
La parte della città che affaccia sul mare segue questa filosofia estremamente calma e suggestiva, restituisce un bellissimo colpo d’occhio.

Durante il giro ci siamo imbattuti all’interno del convention center – molto grande e più vicino a quello dove si tiene il Tokyo Game Show – in una fiera dedicata alla cura della casa in tutti i suoi aspetti, estremamente giapponese negli stand e negli spettacoli che si susseguivano, compreso uno adatto alle famiglie e dedicato alla lotta tra supereroi che ho prontamente ripreso e che trovate a questo indirizzo :D

Tra chilometri di camminate, un centro commerciale bellissimo dove c’era anche dell’ottima gastronomia e una parte dedicata al “gemellaggio” con le Hawaii, quello che mi è piaciuto di più è stata la bassissima presenza di occidentali che si aggiravano tra le migliaia di persone presenti; è davvero un piacere infatti immergersi nella cultura locale col minor numero di contaminazioni possibile, sarebbe bello fosse sempre così.

Dulcis in fundo abbiamo avuto modo anche di visitare il museo degli Istant Noodle giapponesi, gli spaghetti che è possibile trovare “asciutti” nelle confezioni di carta con diversi condimenti, ai quali basta dell’acqua calda per rivitalizzarsi ed essere così mangiati con le bacchette incluse.

La prima versione è stata creata nel 1958 da Momofuku Andō, entrato nella “storia” giapponese per aver creato un pasto economico, buono e che è possibile fruire in qualsiasi situazione. Con soli 500 yen (5 euro) abbiamo avuto modo di apprendere la creazione (praticamente vengono fritti e “asciugati”, l’acqua li fa ammorbidire attraversando i pori degli spaghetti stessi), le problematiche dell’impacchettamento e la diffusione di questo prodotto in tutto il mondo.

Yokohama è facilmente raggiungibile da Tokyo quindi e ci può stare nel giro turistico, spazio al resto delle foto!