Metal Gear Solid V: The Phantom Pain (Recensione)

L’inizio della fine sta per arrivare, dopo sette anni di attesa e di tribolazione, l’ultima grande opera di Kojima Production è in procinto di raggiungere i negozi, la conclusione epica dell’odissea di Big Boss e la quadratura del cerchio per una saga che è stata in grado di appassionare milioni di giocatori. Al punto da idolatrare il suo creatore, Hideo Kojima, e dargli licenza di fare e disfare all’interno dei suoi titoli; spesso con grande successo, talvolta con qualche licenza poetica di troppo.
Assieme a Vincenzo ho giocato oltre 50 ore Metal Gear Solid V: The Phantom Pain nel corso degli ultimi mesi, ampiamente sufficienti per esprimere un giudizio numerico, necessari per spianare la strada ad ulteriori approfondimenti futuri. Questo perché ogni creatura partorita dalla mente di Mr. Kojima non è mai banale, ma sempre accompagnata da un substrato culturale/narrativo piuttosto complesso, destinato a far parlare di se per come si “incastona” nel quadro generale, e per come riesce a lasciare qualcosa nella psiche del giocatore, al di là del piano puramente ludico.
Che pure deve essere preso in considerazione, da qui l’8.8 finale per alcune scelte di design oggettivamente criticabili all’interno della seconda parte dell’avventura, e a causa di una storia che si esprime con forza solo agli estremi, lasciando pochi sprazzi nel corposo pezzo intermedio in grado altresì di regalare un gameplay vario, divertente, con ampia libertà di approccio, il migliore della serie.

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La nostra recensione è disponibile a questo indirizzo: 30.000 caratteri per spiegare com’è l’ultima fatica di Kojima Production.
Personalmente sono un fan enorme della serie, adoro il modo di fare di Kojima ed ho seguito sempre in prima linea lo sviluppo di questo quinto capitolo; la “nuova” struttura è di mio gradimento ma appunto ha materializzato l’unico dubbio che avevo, quello di una storia spesso troppo spalmata all’interno dell’avventura: Peace Walker, al quale MGSV deve non poco in termini di struttura, era già indicatore in tal senso.
Proprio perché ho giocato tutti i capitoli della serie, canonici e non; proprio perché sono particolarmente avido di tutto quello che ha a che fare con Metal Gear Solid, perfino del merchandise, ho/abbiamo deciso di far pesare i difetti nel modo più corretto possibile, perlomeno da un punto di vista “asettico”. I fan sicuramente saranno disposti a perdonare parte delle problematiche evidenziate nella recensione, ed io stesso di sicuro lo rigiocherò in versione retail, per approfondire la parte accessoria – in un gioco come MGS estremamente appagante – e rivivere quella narrativa.

Dulcis in fundo volevo condividere un trittico di foto che ho scattato assieme ad Hideo Kojima nel corso degli anni, per la precisione nel 2006, 2009 e 2014:

2006

2009

KojimaSelfie

Lui sembra ringiovanire, io invecchiare bene come il buon vino :D

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