Avrei voluto scrivere il solito papiello (poema) sugli ultimi accadimenti personali, ma alla fine ho deciso di non farlo e scrivere unicamente queste righe per sfogarmi anche su queste pagine che curo giornalmente, anche perché l’unico sentimento che adesso pervade la mia mente e il mio spirito è quello di profonda delusione, perché NON HANNO SENSO la mancanza di rispetto e le cattiverie gratuite che ho ricevuto negli ultimi 3 mesi.
Delusione che ieri ha raggiunto il suo estremo culmine quando ho finalmente gettato il veleno che avevo in corpo da qualche giorno e che mi ha fatto passare una bella Pasqua, e mi sono ritrovato davanti due persone che continuavano ad omettere, mentire e buttare merda l’una sull’altra, pur di uscirne meglio, quando avrei apprezzato cento volte di più la massima schiettezza, per evitare di giungere ad un punto di non ritorno.

Ad ogni modo mi fermo qui, chiudo definitivamente il discorso con una bella canzone di Edoardo de Crescenzo, che da sempre apprezzo e ascolto quando posso.

Amico che voli, richiudi le ali
trattieni il respiro, un uomo due spari
Il cielo va in pezzi, la nuca sull’erba
che delicatezza, quei cani di merda
Più sicuro non è neanche il cielo
troppo presto hai lasciato il tuo nido
com’è facile prendere quota, hai fallito
E appeso ad un filo di cuoio
ora balli sul loro sedere
ce ne vuole per farti morire, tieni duro

Amico che voli, nei nostri pensieri
non è mai domani, è sempre più ieri
E la gabbia che è un posto sicuro
ti ci mettono bere e mangiare
l’altalena per farti giocare e dondolare
È qui che adesso io vivo
ma a che servono queste mie ali
tu sei morto e io sono vivo, ma tu voli…

Il cielo va in pezzi, la nuca sull’erba
che delicatezza, quei cani di merda
E la gabbia che è un posto sicuro
ti ci mettono bere e mangiare
l’altalena per farti giocare e dondolare
È qui che adesso io vivo
ma a che servono queste mie ali
Tu sei morto e io sono vivo, ma tu voli…