Giappone

Shimokitazawa e gli ultimi scampoli di Giappone

L’ultimissimo giorno di permanenza in Giappone ha avuto come tappa Shimokitazawa, quartiere a pochi minuti da Shibuya estremamente vivibile, pieno di stradine con negozi tipicamente giapponesi o comunque poco influenzati dall’occidente, e meta preferita viceversa dagli stranieri per vivere, perché molto tranquilla e silenziosa pur essendo vicinissima al cuore pulsante di Tokyo. Gli affitti sono anche più abbordabili, si parla di 1000/1200 euro per 40/50mq (tenete conto che qui gli stipendi sono più alti) e bastano poche fermate di treno per raggiungere il resto della città. In realtà come dicevo Shimokitazawa è piena di negozi, cafè, ristoranti e quant’altro, mi ha fatto davvero un’ottima impressione che mi è stata confermata da Francesco, uno dei ragazzi italiani che conosciamo e che lavorano qui, il quale ci ha portato in una Izakaya dove facevano dell’ottimo okonomiyaki (sorta di frittata cotta al momento con verdure, pancetta, gamberetti e altro), uno dei miei piatti preferiti della cucina giapponese.
Per il resto aggiungo oltre a quanto scritto i giorni (e gli anni) scorsi che ho trovato la catena che per quanto mi riguarda fa i migliori hamburger di Tokyo: si chiama Freshness Burger e ne ho trovato uno a Takadanobaba, Shinjuku e Harajuku, gli hamburger sono fatti in casa e molto gustosi, si sentono proprio gli ingredienti :)

Spazio alle ultime foto e ci sentiamo dall’Italia!

Kawai ne? The old good binaries Traffic light Approaching Shimokitazawa They are everywhere #mcdonalds Cheers everyone! Train arriving ShimoKitazawa desu 100 yen shop World Soccer Football Club Arcade Sun through the leaves

Il Tokyo Game Show 2011 e l’incubo del press tour Sony

Il Tokyo Game Show 2011 è terminato e tra poco torneremo in Italia, posso ritenermi soddisfatto della copertura, che entro domani sarà composta da 42 articoli, 27 videoanteprime 3 Superdirette :)

Quest’anno la fiera ha inevitabilmente subito le conseguenze dello tsunami di marzo in termini di utilizzo di luci, aria condizionata e “colore”, c’è stato qualche assente illustre come Level 5 (che aveva comunque il bellissimo Ni no Kuni presso lo stand Sony) ed è mancato il prodotto che “spacca” anche in termini di periferiche e di idee partorite dalle menti giapponesi. Di contro grazie alla presenza di PlayStation Vita e di una miriade di giochi dedicati abbiamo potuto scrivere di parecchi titoli inediti, in aggiunta a tanti aggiornamenti interessanti provenienti soprattutto da Capcom e Namco Bandai. La fiera ha ottenuto il record storico di partecipanti quest’anno, ma è chiaro è stato di transizione ad eccezione di PlayStation Vita di cui sopra.
L’utilizzo di un operatore direttamente sul posto ci ha giovato non poco inoltre, in termini di videoanteprime, qualità e tutto, finalmente abbiamo potuto girare anche un videodiario e qualche ripresa delle standiste, che troverete a breve su Multiplayer.it :)

Il liet motiv di questo post però è un altro, ovvero l’evento che Sony ha organizzato in calce al primo giorno di fiera, un po’ incurante del fatto che i giornalisti delle riviste online, solitamente, si dirigono poi in albergo a scrivere immediatamente di quanto visto. Evento super esclusivo per pochi giornalisti, ho dovuto infatti discutere per portare altre due persone oltre a me e Tommaso ma non ci sono riuscito…che botta di culo che hanno avuto!

Rendez Vous alle 17 presso l’Apa Hotel, due autobus giganti ci hanno portato verso la parte della baia (tempo comunicato 25 minuti, reale 70 minuti), ad un certo punto siamo stai trasferiti in alcuni autobus più piccoli per arrivare infine ad una barca (alle 19 quasi) dai posti strettissimi e dove ad attenderci c’era una cena in stile giapponese. Da qui quasi quattro ore inizialmente piacevoli perché abbiamo socializzato con altri giornalisti, poi infinite perché passava il tempo senza fare nulla e girando tra la baia ed Odaiba. Premettendo che dall’invito sembrava che avremmo provato una moltitudine di giochi per PlayStation Vita, dopo oltre due ore sono apparsi alcuni addetti (cit.) Sony con ben (!!!) 6 console e 6 giochi diversi, 3 dei quali con demo già viste e 3 di giochi bellissimi per carità, ma già presentati più volte. Per provarli c’era fila e si era scomodissimi sul pavimento, e non c’era nessun titolo di quelli presenti sullo showfloor in fiera. Il ritorno è stato egualmente infinito: barca–>autobus piccolo–>autobus grande—>hotel lontano che nessuno conosceva o aveva richiesto, l’autista era anche parecchio scortese e non ci ha voluto lasciare alla prima fermata dei treni utile.
Siamo arrivati a casa distrutti, soprattutto negli zebedei, e alla mezza passata, dopo aver visto due giochi in croce e non aver potuto scrivere i pezzi della prima giornata, avvelenati oltre ogni misura per il tempo perso.

Morale della favola, ci sono almeno una trentina di giornalisti (con i quali abbiamo alla fine scherzato e riso su tutti questi trasferimenti “matrioska”) sul piede di guerra verso eventuali eventi futuri simili…mai più Sony, mai più :D

Spazio alle foto, scattate da Tommaso e Alessandro!

Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011 Tokyo Game Show 2011

Un giro negli studi di Namco Bandai e una serata col Team Ninja

Il Tokyo Game Show è bello anche perché prima della fiera vera e propria ci sono diversi eventi preparati ad hoc da parte degli sviluppatori, allo scopo di mostrare i loro giochi all’interno magari dei propri studi di sviluppo, o meglio ancora in locali con tanto di cibo e bere aggratis. Quest’anno è toccato a Namco Bandai e Team Ninja, i primi ci hanno invitato presso il loro quartier generale a Shinagawa, un palazzo grandissimo e molto bello a livello architettonico il quale ospita circa 700 dipendenti che lavorano sulla maggior parte dei progetti dello sviluppatore/produttore nipponico. Team Ninja ha invece organizzato una presentazione in un locale al quindicesimo piano del famoso quartiere di Shibuya, per aggiornare i giornalisti presenti su Ninja Gaiden 3 e su alcuni progetti inediti (Ninja Gaiden Signa per PlayStation Vita e Dead or Alive 5, che avete avuto modo di trovare in anteprima tra le nostre notizie) che sono in fase embrionale di sviluppo.

Non mi dilungo ulteriormente con futili parole, spazio quindi alle immagini fatte col fisheye del nostro operatore video Alessandro Tesei:

Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai Team Ninja Team Ninja Team Ninja Team Ninja Namco Bandai Namco Bandai Namco Bandai

In giro per Kamakura e Kawagoe

Il Tokyo Game Show è oramai alle porte, domani si comincia con una visita agli studi di Namco Bandai per Tekken, Dragon Ball, Naruto, Dark Sould, Ace Combat e così via, più una capatina dai bravissimi Team Ninja; nel frattempo e come sempre ne abbiamo approfittato per girare qualche posto attorno alla capitale giapponese, Luca e Tommaso ancora mi stanno maledicendo per i chilometri li ho fatti camminare :D

Nel dettaglio Kamakura, una cittadina sulla costa sud del Giappone che dista circa un’ora da Tokyo stessa. Davvero molto carina, siamo stati catapultati nuovamente in una sorta di cartone animato con poche macchine, gente in bici, stradine piccole e atmosfera di quelle che piacciono a me :)
Abbiamo camminato davvero tanto, visitato molti templi e fatto tantissime scale, continuo a pensare che fuori Tokyo ci siano tanti posti molto più belli a livello paesaggistico, molto meno contaminati dalla tecnologia e assolutamente da vedere…

E’ stato poi il turno di Kawagoe, cittadina a nord ovest denominata “Piccola Tokyo”, con tanti negozi caratteristici, parchi e la zona di Kurazukuri, dove sono presenti case ed edifici estremamente antichi, uno stupendo colpo d’occhio sul vecchio Giappone.

Da segnalare l’apertura di un mega store dedicato al calcio ad Harajuku, con tutto il materiale sulla nazionale giapponese e tante maglie bellissime, ed un negozio dedicato alle mutande molto particolare, dove è possibile crearne una su misura mettendo un taschino di proprio piacimento!

Spazio alle foto, quest’anno non sono molto avvezzo ai dettagli:

Looking for the train Train arriving #train #shinjiku Praying steadily They play videogames as a whole family #videogames Beautiful flower that does not need a filter #flower #flowers Totoro and flowers #flower #flowers #totoro Streets of Kamakura #kamakura Electric wires A better place to pray Pure Gold Following the flags Underwear of every size #underwear A giant soccer store Shibuya desu Dora Diraemon Zelda Triforce? #zelda #triforce Strange flowers #flowers #flower

Nella Tokyo del dopo Tsunami

Eccomi qui, per la decima volta in Giappone e per il Tokyo Game Show 2011. Quest’anno si temeva una versione in forma ridotta della fiera rafforzata dalla minore presenza di giornalisti italiani, ma almeno sulla carta gli appuntamenti e i titoli presentati sono un bel po’, e complice l’arrivo a fine anno di PlayStation Vita, avremo da scrivere non poco.
Nei prossimi giorni pubblicherò su Multiplayer.it tutta l’organizzazione della copertura e il calendario delle Superdirette, oggi invece appena arrivati e per evitare di essere distrutti dal jet lag (quest’anno sono passato da Vancouver a Tokyo in due giorni per un fuso di +16 ore, vediamo se esplodo :D) abbiamo girato alcuni dei quartieri più turistici e che oramai conosco a memoria, come Akihabara, Ueno e Okachimachi.

E’ passato solo un giorno, ma i postumi della tragedia di marzo sono subito visibile, innanzitutto girando per le stradine della città ho notato la presenza decisamente minore di stranieri, l’aria condizionata non è più sparata a palla in tutti gli edifici come sempre e gli stessi quartieri, di notte, sono meno illuminati che in passato, ci sono diverse insegne spente e macchine distributrici attive ma senza luci perennemente accese.
Una cosa normale ovviamente, ma queste cose mi hanno subito fatto venire in mente cosa è successo solo pochi mesi or sono.

Nota divertente in calce, come forse sapete ogni qualvolta vi recate in un negozio e pagate piuttosto che in altri esercizi commerciali, i commessi pur sapendo che non parlate bene la loro lingua continuano a parlare giapponese infilando qualche parola di inglese, stasera abbiamo toccato il culmine quando ci siamo recati un ristorante e ho indicato che eravamo tre persone…la cameriera prima ha parlato per buoni due minuti in giapponese, con me visibilmente in difficoltà, poi ha detto “Smoking/non smoking” :D

Looking through the plane's window #plane Twins in black #twins More heavy than iPhone itself #iphone4 #powerranger Streets of Tokyo #okachimachi #market Okachimachi #okachimachi Touching the sky #skyscraper Sega! #sega #club Taito Ahoy! #taito #videogames Good smell, good curry #smell #curry Shakey's #pizza #food

Il Giappone del disastro, vissuto dall’interno…

Chi mi conosce oppure legge con un po’ di frequenza queste pagine sa benissimo quanto sia profondo il mio attaccamento al Giappone dal punto di vista culturale e umano, una connessione a doppia mandata sancita dalle dieci volte che ho visitato questo paese, dai numerosi amici che mi sono costruito nel corso degli anni e dal fatto di aver avuto una relazione per quasi due anni con Asuka, tutti fattori che mi hanno permesso di vivere questi posti in maniera genuina, profonda e non da turista; esperienze che mi hanno portato a carpirne l’essenza e le numerose contraddizioni che nel bene o nel male fanno parte di questa cultura, che avrebbe tante cose da insegnare ma anche da imparare, e che ha la fortuna di porre le sue radici in posti visivamente straordinari.

Non a caso ho scritto decine di post sull’argomento durante i miei viaggi, e gli eventi incredibili che stanno accadendo in questi giorni li sento probabilmente di più di altre persone, ma in un modo molto personale e senza chissà quale esternazione.

Inutile ripetere quanto sia disastrosa la situazione e come dinnanzi ad eventi naturali il genere umano sia assolutamente impotente, è da notare invece la compostezza e l’organizzazione di un popolo che anche in una occorrenza così drammatica riesce ad affrontare le cose con compostezza e con speranza, sono sicuro che se fosse successo altrove avremmo probabilmente assistito ad un caos maggiormente vistoso che avrebbe portato a conseguenze ancora più negative.

Ma proprio seguendo in maniera così stringente le contraddizioni delle quali parlavo qualche riga più su, c’è anche da dire che il governo e i siti di informazione tendono a minimizzare un po’ troppo le problematiche di una così grande catastrofe, in tv (ma accade da sempre) si cerca di evitare di far vedere scene troppo “realistiche” e di abbassare i toni sulle radiazioni invece di annunciare con forza le misure che andrebbero prese per evitare un peggioramento, non a caso la stessa TEPCO della centrale nucleare di Fukushima rilascia ben poche informazioni…

Rainbow Bridge Odaiba

In questi giorni sono ovviamente in contatto con parecchi amici italiani e giapponesi che vivono lì, e al di là della contentezza di sapere che stanno tutti bene (perlomeno a livello fisico) e che si stanno riorganizzando, alcune loro considerazioni mi hanno parecchio colpito, e in parte rispecchiano quanto ho detto poco sopra.

Alcuni degli italiani sono tornati in paltria, altri insieme ai giapponesi si sono diretti più ad ovest verso Osaka, giapponesi che però per gran parte sono rimasti a Tokyo o nelle prefetture vicine in attesa di sapere come si evolve la situazione.

Vorrei riportare in maniera dura e cruda quanto alcuni di loro mi hanno scritto, hanno colpito me e vorrei quindi condividere:

Very bad, so many people still missing, so bad. talian news is faster than Japanese news. Japanese politicians wanna hide the truth, Japanese politicians are so sack! You know, la gente sta morendo! Pero nn vuole dire la verità! Nn ci posso credere.

I’m totally stacked! Trains are not moving regularly, radiation is coming with rain. So bad!! Im not sure that I can take Shinkansen but I will try. I will go to my hometown! The food is almost sold-out no toilette paper, Internet is bad connection…

My town: Iga is safe. 
But about 2000 people died of an earthquake and tsunami at Tohoku area.
I watched the man who lost his wife by the tsunami on television.
I also watched a child who doesn’t find out his/her parents.
A man who was seeing his wife and a child were taken by tsunami at front of him.
I’m seeing that and am grieving.
I’m also wishing that many people survive by even a little.
It is a terrible tragedy.

Preferisco non andare oltre nei giudizi o nei miei pensieri, ma vorrei concentrarmi su come fare per aiutare nel nostro piccolo una popolazione che comunque più di tante ha i mezzi per riprendersi e ripartire immediatamente.
Lo scenario un po’ complottista dell’inutilità delle donazioni dei singoli può anche essere vero in certi frangenti, ma alla fine anche sparando nel mucchio qualche cosa si riesce a tirare fuori, così come l’egoismo personale che però colpisce in maniera positiva anche gli altri è sempre un qualcosa superiore allo zero assoluto.
Lungi da me fare del buonismo gratuito, che anzi mi sta sulle palle in maniera abbastanza pesante, però in questo caso le chiacchiere e le giustificazioni stanno a zero :)

Ecco qualche metodo su come fare in maniera veloce e anche con poco tempo a disposizione, ce ne sono anche tanti altri e legati ai videogiochi, come il famoso Farmville di Facebook, eccone ad ogni modo qualcuno:

1) Se in possesso di account iTunes con relativa carta di credito, donazione diretta di soldi che va alla Croce Rossa Internazionale: Clicca qui
2) Donazione mediante Croce Rossa italiana, online e selezionando la causale “Pro Emergenza Giappone”. Clicca qui
3) Donazione mediante Unicef, online e selezionando “Emergenza Giappone”. Clicca qui
4) Bonifico bancario, Iban IT 19 P 01005 03382 000000200208 (causale ‘Pro emergenza Giappone’).
5) Conto corrente postale n. 300004 intestato a Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma (causale ‘Pro emergenza Giappone’)

In fondo buttate nel cesso tanti soldi dalla mattina alla sera, qualcosina in più non cambia nulla, no? ;)

Al sole tra Kamakura e l’isola di Enoshima

Si è conclusa la parte “turistica” della mia trasferta giapponese, con grossa soddisfazione e ricca di esperienze come sempre, indelebili…
I miei colleghi sono arrivati domenica e ovviamente si sono dedicati principalmente allo shopping, lunedì sera siamo andati a cena con Massimiliano, un ragazzo di Treviso che vive qui da 14 anni, è sposato con una giapponese e lavora per una ditta vicentina. Tra ottimo pesce e un bel po’ di birra leggera abbiamo trovato tempo di fare tante chiacchiere sulla cultura nipponica, sulla lingua e le difficoltà per un italiano di vivere in un paese così diverso, alla fine ci sono stati tanti spunti interessanti che magari approfondirò in un intervento futuro :)

Oggi (assieme a Tommaso) ho deciso invece di uscire nuovamente dalla città e dirigermi verso Kamakura, che si trova a circa un’ora di treno da Tokyo verso sud e rappresenta parte della costiera sull’oceano, con anche alcune spiagge di sabbia. In realtà la destinazione finale è stata l’isola di Enoshima, raggiunta a piedi grazie ad un ponte collegato a sua volta da un treno elettrico molto caratteristico, in quanto segue la costiera e regala decisamente un bel colpo d’occhio. Questa parte del Giappone rispecchia un po’ più quella antica e naturale, il panorama dal mio punto di vista è molto più peculiare e piacevole, con case basse e dallo stile antico, tanto verde e templi/monumenti sparsi ovunque.
L’isola di Enoshima è poi l’emblema di quanto scritto qui sopra, abbiamo anche in questo caso fatto tantissimi kilometri a piedi per salire in cima e visitare tutto, senza contare la visuale sulla costa stessa.
Sicuramente un altro tenore di vita rispetto alla grande metropoli di Tokyo, anche la gente mi è parsa più rilassata e socievole, con tutti che bene o male cercavano di darci una mano con le indicazioni masticando in diversi casi perfino una base di inglese.

Di sera e di ritorno a Kamakura abbiamo fatto una visita anche al tempio Tsurugaoka Hachimangu, dove ci siamo imbeccati in una celebrazione eseguita con i tamburi, anche in questo caso ho fatto un’istantanea e registrato una breve clip video:

E’ tempo di voltare pagina! Per poi ritornarci a tempo debito…

Yokohama, passando per Odaiba e Roppongi

Gli ultimi tre giorni sono stati piuttosto intensi, dopo lo shopping iniziale ho letteralmente macinato kilometri a piedi e metropolitana per visitare nuovi e vecchi posti, spesso alla cieca o in modalità “passiva” per saggiare di petto quello che poteva accadermi attorno, secondo me è la maniera migliore per vivere un posto e una cultura estranea alla tua…
Detto questo, venerdì è stata una giornata dedicata ad Ikebukuro e in piacevole compagnia, al di là del quartiere sul quale mi sono già dilungato in passato (e che sicuramente è uno di quelli in grado di offrire di tutto e a 360 gradi) ho intrattenuto un bel po’ di conversazioni interessanti sulla cultura giapponese.
Il suo punto di vista mi sembra essere decisamente più aperto della media, non a caso talvolta ho potuto avvertire una certa frustrazione nelle parole, vuoi per i circoli chiusi nelle amicizie, vuoi per quel rispetto così profondo che in talune occasioni è inutile, vuoi perché gran parte delle persone che vivono in Giappone sono chiuse o esprimono poco i propri sentimenti non per scelta ma per educazione, perché è così e bisogna accettarlo. Se non lo fai sei tu lo strano, e quello che ne paga le conseguenze nella vita di tutti i giorni o magari al lavoro, seppur a ragione sei molto più aperto mentalmente.
Nota a margine simpatica, mentre passeggiavamo abbiamo incrociato un negozio che vende tutto a 100 yen, la cosa incredibile è che all’esterno dello stesso c’erano SETTE persone che con megafoni, bandiere o altro pubblicizzavano il negozio stesso sparsi a pochi metri di distanza, una bella ottimizzazione di costi e risorse umane :D

Al ritorno la sera ho beccato all’uscita della stazione Juli Fukatsu, artista (pare) emergente che si esibisce anche in strada, ho realizzato una piccola clip che metto qui di seguito:

Sabato sono tornato invece ad essere solo soletto e a fare due passi prima a Ginza visto che c’erano alcuni festival e strade chiuse di conseguenza, una marmaglia di gente che attraversava il quartiere da fighetti per antonomasia, nel senso che è possibile trovare tutte le grandi firme anche straniere e dove un caffè può costare 10 euro…un posto da visitare una volta, ma sicuramente uno dei meno passionali di Tokyo.

Ginza

Ad Odaiba sono ritornato invece perché la traversata col treno sul Rainbow Bridge è sempre un piacere così come la baia, eccezion fatta per la riproduzione in miniatura della Statua della Libertà, davvero inguardabile :D

Odaiba è anche luogo di alcune stazioni televisive, dell’ultima roccaforte SEGA (Joypolis) e del primo onsen che abbia mai provato in vita mia diversi anni fa, mi ricordo ancora che scritte unicamente in Kanji e non essendomi informato prima ho semplicemente copiato il comportamento delle persone che entravano prima di me, dalla svestizione per arrivare all’uso di vasche, sali e quant’altro :)

Rainbow Bridge Odaiba

La notte (treno a mezzanotte) invece ho deciso di fare una capatina a Roppongi, luogo che ho visitato diverse volte in passato (Roppongi Hills ha il suo perché) e anche la sera per andare a ballare con i colleghi/amici, visto che è il luogo più famoso per trovare musica “occidentale” e un minimo di interazione con persone del posto che parlano inglese.
In realtà la Roppongi notturna rappresenta per buoni tratti la parte degradante sociale e culturale di Tokyo e probabilmente di tutto il Giappone…tra le migliaia di persone che affollano le strade c’è infatti tanta gente di colore o indigena che ti ferma ad ogni angolo per offrirti massaggi o incontri con donnine, alcune addirittura sesso gratuito (voglio vedere dopo che ti succede :D), ci sono tanti gaijin (stranieri) che vanno li perché pensano che le donne asiatiche siano facili, e perché tra le tante ci sono appunto ragazze che masticano bene l’inglese e che vanno li per fare conoscenza con i gaijin di cui sopra, in un luogo per alcuni tratti di perdizione dove però entrambe le parti combaciano. E’ un posto dove al mattino verso le 5 e oltre vedi scene pietose di persone che non si reggono in piedi, si addormentano sul marciapiede, vengono trasportate a fatica, sembra un campo di battaglia che rappresenta uno dei più grossi ossimori della cultura giapponese, tanto casta, piena di pudore e rispetto da “normale”, oltre limiti ai quali nemmeno noi siamo abituati e talvolta perfino sgradevole sotto gli effetti di alcohol che i giapponesi faticano a reggere anche in dosi moderate.

Adesso ho forse calcato un po’ la mano, ma per capirci Roppongi è un luogo dove si va per due precisi scopi, da un lato divertirsi con gli amici (di contraltare ci sono tanti che si divertono e basta, vista la quantità enorme di persone che gira), dall’altro andare dritto al sodo.

Sperando che nessuno faccia uno sbagliato (e al quale risponderei con un bel sticazzi in caso contrario :D) 2+2 nei miei confronti, la serata l’ho passata principalmente in un locale a bere qualche birra ed è stata anche piacevole perché alla fine sono stato “adottato” da alcune persone nel chiacchierare e ballare assieme a loro, tra le cose simpatiche che mi sono capitate ci sono sicuramente i continui “campai!” che i vari gruppetti di giapponesi mi proponevano e quando una coppia di ragazzi un po’ più giovane di me si è avvicinata e mi ha chiesto di dove fossi. Alla risposta di essere Italiano hanno sorriso e chiesto l’età, io ho chiesto a mia volta di indovinare e hanno risposto dopo una consultazione 20 anni (sarà stato l’acohol per loro e il fatto che la luce bassa non mostrava i capelli bianchi :D).
Quando invece ho detto che ne avevo 30 sono rimasti sorpresi e la ragazza prima di andarsene mi ha chiesto di fare una foto assieme a lei, mentre l’amico (o fidanzato) scattava.
Non ho trovato una spiegazione logica per questa cosa, se non il ricordo di quando Asuka mi aveva detto che assomiglio non poco ad un noto comico giapponese :D

Artista di strada

Detto questo, oggi dopo pranzo mi sono diretto a Yokohama, seconda città del Giappone che dista una quarantina di minuti di treno da Tokyo, non l’avevo mai visitata e ho colto quindi l’occasione seppur l’essere partito tardi non mi ha permesso ne di fare un tour della fabbrica della birra Kirin ne di vedere il muso del Ramen, che necessitano quindi di una seconda visita. In realtà la partenza è coincisa con un piccolo giallo, perché ero rimasto con pochi spiccioli e purtroppo non è affatto facile trovare un bancomat che accetti carte di credito internazionali per il prelievo…dopo averne cercato uno inutilmente ho deciso comunque di andare a Yokohama avendo giusto i soldi per il biglietto di andata e ovviamente la carta per mangiare e altro pagando direttamente, che poi avrei nuovamente cercato per il ritorno (o fatto casino al centro informazioni :D).
Destino ha voluto che mentre una volta arrivato stavo per pagare il resto della tratta (avevo fatto il biglietto base, in ogni stazione poi ci sono delle macchinette dove paghi la differenza corretta e ti stampano quello per uscire) e inserire i miei ultimi 500 yen, è arrivato un vecchietto arzillo che ha cominciato a parlare in giapponese senza fermarsi, mi ha annullato la transazione e mi ha dato un biglietto tra quelli che aveva in mano, dal valore di 130 yen e probabilmente proveniente quindi dalla stazione precedente e non dalla lontana Ikebukuro. Se li è fatti dare da me (ci capivamo a senso :D) e mi ha fatto uscire con quello, onestamente dubito sul suo buon cuore nel farmi pagare di meno, ne aveva anche altri in mano e anche se è uscito dalla stazione con me, chissà cosa ci faceva :D Per la cronaca poi un 7eleven aveva un ATM che accettava la mia carta.

Detto questo, Yokohama non mi è dispiaciuta affatto, a parte la sezione dei grattacieli più alti piuttosto asettica sembra una versione più “rilassata” di Tokyo, dove le strade sono ugualmente curate ma negozi e ristoranti non si sviluppano verticalmente in un vortice di colori e confusione ma sono sempre a fronte strada con la parte residenziale in testa.
Magari attraversi un paio di vie molto tranquille e senza negozi ma subito dopo sempre e comunque trovi il fast food, il ristorante, la botique di vestiti e quant’altro, una sorta di “acceso/spento” continuo di vita cittadina che mi ha fatto davvero una bella impressione.
La parte della città che affaccia sul mare segue questa filosofia estremamente calma e suggestiva, restituisce un bellissimo colpo d’occhio e grazie alla disposizione mai aggressiva di luci soffuse, colori e posti da visitare offre un’atmosfera piuttosto unica e piacevole che mi è piaciuta non poco.

Dulcis in fundo e continuando nella lunga camminata sul lato mare, mi sono imbattuto in uno spazio da concerti all’aperto molto grande dove si stava esibendo Otsuko Ai, cantante pop idol che mi hanno detto essere molto famosa da queste parti, e che ogni anno tiene un concerto per celebrare il suo anniversario da quando ha cominciato a cantare.
Seppur a pagamento (70 euro a biglietto) l’audio era perfetto anche all’esterno e c’erano diversi posti dai quali era possibile scorgere i megaschermi presenti sul palco, non a caso c’erano centinaia di persone anche all’esterno della struttura che scroccavano :D

Anche in questo caso ho registrato una breve clip:

Il Tokyo Game Show si avvicina, è quasi tempo di indossare i panni lavorativi :)

Japan, once again

Anche se gli ultimi due anni giapponesi hanno rappresentato tante gioie ma anche dolori successivi, non potevo non prendere qualche giorno di vacanza prima del Tokyo Game Show, che si terrà la prossima settimana e che si preannuncia meglio del previsto, perlomeno dagli appuntamenti presi rivolti a diversi giochi inediti o piuttosto interessanti (e intervisterò di nuovo il grande Tetsuya Mizuguchi).

Quest’anno ho scelto l’hotel Sakura in Ikebukuro, un po’ meno elegante rispetto a quelli del passato ma che mi ha permesso di aumentare il budget per il resto ed è tenuto da ragazzi estremamente simpatici e che parlano parecchie lingue.

Il primo giorno e mezzo l’ho dedicato allo shopping e alla visita di quartieri (Akihabara, Shibuya, Ueno, Okachimachi, Harajuku e lo stesso Ikebukuro) che oramai conosco a memoria dopo 7 anni che ci vengo, nei prossimi cercherò di dirigiermi verso posti attorno che ancora mi mancano (ad esempio Yokohama che colpevolmente non ho mai visitato) e fare qualche uscita con un paio di amici che ho conosciuto in questi anni.

Non mi dilungherò nell’ennesima disamina del Giappone, visto che ci sono decine e decine di post dei precedenti viaggi, piuttosto volevo raccontare di un paio di cose che ho notato girando.

Innanzitutto e ancora una volta riguardo i trasporti, quest’anno ho preso un treno della linea Skyliner al capolinea dove ha invertito la direzione, ho visto in diretta l’automatismo di tutti i sediolini che ruotano a 180 gradi per mettersi a favore di marcia, davvero un ottimo esempio di progettazione. Per quanto riguarda le metro è da notare che il posto favorito dalle persone è quello nell’angolino o dove c’è la fine di una fila con il divisorio, c’è proprio una corsa al posto quando se ne libera uno. A mio modo di vedere per due motivi, il primo dei quali trovare un appoggio per addormentarsi (i giapponesi sono famosi per dormire sempre in metro e avere la capacità innata di svegliarsi alla fermata alla quale devono scendere) il secondo perché così sono un attimino più isolati :D
Dulcis in fundo, quasi tutte le stazioni che si trovano sulla Yamanote Line -quella verde che permette di raggiungere la maggior parte dei quartieri al centro di Tokyo- hanno un jingle musicale dedicato che parte quando le porte si aprono (come quello di Takadanobaba in questo video, verso il quale sono legatissimo dopo tanti anni che sono stato con l’albergo li), ho scoperto finalmente che sono azionati direttamente dall’ufficiale che si trova in coda, il quale esce dal treno, preme un interruttore e dopo tot secondi lo preme di nuovo per interrompere la canzone, che magari serve anche per i dormiglioni di cui sopra.

In città invece ho notato diversi grandi negozi che sono cambiati, soprattutto ad Akihabara, dove ad esempio uno degli storici e incasinati visivamente Softmap è diventato Apple Premium reseller only, con uno stile pulitissimo come si confa ai prodotti della mela morsicata, oppure le sale giochi, che oramai sono sempre di meno, sempre più piene di pachinko e appannaggio di Taito e Sega. Per quanto riguarda i Club Sega, tra i videogiochi “classici” sono a farla da padrone i picchiaduro ad incontri, che hanno letteralmente preso il monopolio. Un intero piano è dedicato a Virtua Fighter 5 Final Showdown con a seguire Tekken 6 Bloodline Revolution, Blaz Blue Continuum Shift e tutti quelli dedicati ad altri anime come Gundam e compagnia.
Anche il 3D ha invaso i negozi di giocattoli ed elettronica con decine di accessori, fotocamere ma anche schermi lcd da 10 pollici che non necessitano di occhialini, da segnalare una sorta di loculo piccolissimo che illustrava la tecnologia e che aveva all’interno un tipo che richiamava l’attenzione dei passanti, bella storia a stare rinchiuso tutto il giorno li dentro e a dire le stesse cose :D

Un ritorno di fiamma invece nei negozi di giocattoli e in quelli di tendenza giovanile che si trovano ad esempio ad Harajuku è rappresentato da One Piece, che ha una bella sezione dedicata praticamente ovunque e che non avevo mai visto così in forze anche sui vestiti.

Una ultima cosa che letteralmente adoro del Giappone sono la miriade di minimarket sempre aperti che è possibile trovare in ogni dove, tra brand famosi qui come Lawson, 7eleven, Ministop, 3F, Family Mart, K-Mart e così via. Questi market sono forniti di tutto il necessario tra miriade di drink, snack, istant food, materiale di primo soccorso e congelati, mi piace troppo l’idea che una persona torni a qualsiasi ora della notte e possa andare in uno qualsiasi di questi market per comprare qualcosa oppure giusto per dare un’occhiata, e rendere quindi la città “viva” in qualsiasi momento :)

Amore Impossibile

Ho fatto passare volutamente un po’ di tempo prima di parlarne, era importante metabolizzare, fare considerazioni interiori e anche capire esattamente se oltre a qualche rimpianto ci fosse stato anche un rimorso per quanto accaduto. Adesso ne posso parlare in maniera relativamente tranquilla, anche se scrivere queste parole e ricordare allo stesso tempo fa un male incredibile, dal quale è impossibile sfuggire.

Sono stati 18 mesi fantastici, pensate a due culture profondamente differenti che si confrontano e talvolta perfino amalgamano, quella Italiana (e ancora più estrema Napoletana) e quella Giapponese, la culla della flessibilità e dell’arte di arrangiarsi contrapposta a quella dell’efficienza e onestà intellettuale, talvolta eccessiva e quasi costruita. Un mix esplosivo in un senso e nell’altro, che dava luogo a discussioni surreali, ma anche a cose indimenticabili, che ti si marchiano a fuoco sulla pelle.

D’altronde aver convissuto diversi mesi in Italia ed essere andato in Giappone quattro volte in 1 anno mi ha permesso di vivere situazioni straordinarie, entrare nella cultura di un popolo comunque eccezionale, carpirne le sfumature ed i disagi, vivere da Giapponese e far vivere da Italiana, cantare assieme ai Giapponesi o’ Sole Mio in un posto sperduto del Sol Levante o integrarmi perfettamente in una sessione del famoso karaoke fino al mattino, vedere una Giapponese vivere la vita Italiana mantenendo la sua integrità e capacità di pensare alla sua maniera, ma senza sentirsi a disagio.

Si è giunti quindi a parlare seriamente a qualcosa di più, perché se un mix così eterogeneo stava funzionando, significava che era qualcosa di speciale e irrinunciabile.

Ma cosa accade quando entrambi abbiamo un lavoro che reputiamo straordinario, e siamo attaccati e orgogliosi così pesantemente alla nostra cultura?

Che devi passare metà del tempo a capire, discutere, esprimere il proprio punto di vista e talvolta litigare per cercare di trovare una soluzione che poi non faccia pentire di averla presa, perché qui si gioca con i sentimenti, e con la propria felicità.

E se alla fine lei decide di mollare tutto per venire a stare con te, io non posso accettarlo a cuore leggero, ma far notare, pur essendo felice ed eccitato, tutta una serie di situazioni: la lingua, per essere imparata da una Giapponese necessita anni e anni e tante risorse economiche, perché la nostra grammatica, che ci crediate o meno, è decisamente più complessa e soprattutto varia da assimilare, perché una città come Terni, per quanto sia carina e vivibile, offre un millesimo di quello che offre Tokyo, perché il suo papà è appena venuto a mancare e non puoi lasciare più così istintivamente la famiglia che ha bisogno di te.

E così si è deciso di chiudere assieme prima che diventasse un ulteriore bagno di sangue fatto di attese, soluzioni difficili da trovare e problemi economici e logistici sempre più grandi, per telefono e su Skype in un bagno di lacrime, perfettamente a simboleggiare un rapporto, ostacolato da tante difficoltà esterne amplificate ogni giorno.

Si fa presto a bollare il tutto come un amore non così forte e profondo da affrontare tutto, ma talvolta bisogna prendersi anche delle responsabilità che fanno male, ammettere i propri errori e arrendersi a certe dinamiche e situazioni che la vita ci mette davanti, nella sua straordinaria capacità di regalare gioie, di farti sentire vivo ma anche di farti male dentro, darti una botta di realtà quando meno te l’aspetti.

Non è una sconfitta, io la chiamo esperienza, ed è importante farne sempre tanta per guardare avanti e al contempo avere dentro un fuoco di ricordi che saranno sempre indelebili e straordinari, anche se qualche volta ti gira decisamente il cazzo quando diventano a forza come tali.