God of War: Ascension e la corsa contro il tempo

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Dal mio punto di vista il rapporto tra un giornalista che scrive di videogiochi (ma anche di altri argomenti) e il publisher/distributore è molto semplice e chiaro. Il compito di quest’ultimo è quello di far parlare del gioco nella maniera migliore possibile, e se l’etica è il suo forte, maniera migliore significa visibilità e null’altro.
Il giornalista viceversa non ha problemi a dare visibilità maggiore in cambio di un’esclusiva, di una condizione buona per lavorare o se ritiene il titolo importante per i propri lettori. Anche in questo caso, se l’etica è il suo forte, non esistono pressioni che gli facciano modificare il giudizio sul titolo e nessuna strategia occulta, solo un punto di vista soggettivo di una persona che si spera abbia un po’ di esperienza nel campo dopo tanto giocare e tanto scrivere. Di soldi non ne parliamo proprio! In questo settore non ho visto circolare una lira per queste cose e probabilmente manco c’è; una testata giornalistica che si rispetti e che ha le spalle grandi inoltre non fa alcuna fatica a separare la redazione dal reparto commerciale, anche al costo di venire alle mani virtuali.

Nel caso di God of War: Ascension, purtroppo, non si è potuto lavorare nelle migliori condizioni, a causa di una gestione dei codici del gioco e degli embarghi a dir poco confusionaria. Poco tempo per provare il singolo e metabolizzare il giudizio (ma ce l’abbiamo fatta dedicando tutto il tempo solo a questo), un codice online separato e arrivato in ritardo, la rete privata per giocare online che non funzionava mentre nel frattempo del multigiocatore era richiesto scriverne nella recensione. Alla fine facendo mille salti mortali e trascurando il resto del lavoro sono riuscito a fare tutto e a metabolizzare il voto, anche con la fortuna di aver provato a fondo la beta e considerando che la componente multiplayer, al di là della sua qualità o meno, nella scelta di comprare un titolo come God of War: Ascension incide poco.
Dulcis in fundo, l’impossibilità di uscire con la videorecensione, diretta e qualsiasi altro contenuto video superiore ai 30 secondi alla scadenza dell’embargo, ma solo dopo l’uscita del gioco. Capirete tutte le difficoltà incontrate e il dispiacere che Sony abbia preferito il marketing proprio del rilasciare costantemente video sul titolo sacrificando le migliori condizioni di lavoro per i giornalisti, quando si possono creare NDA da firmare ed esistono siti che hanno anni di affidabilità sulle spalle e dei quali non si deve temere che facciano casino o che eccedano con gli spoiler di un gioco.

Il mio compito, e sono sicuro che tanti colleghi siano d’accordo, è quello di offrire il miglior servizio possibile ai lettori che ogni giorno ti seguono e magari apprezzano il tuo giudizio; peccato che non sempre si riesca a farlo nel migliore dei modi.

Recensione God of War: Ascension

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