Ricordo in maniera perfettamente vivida la prima volta che sono venuto a conoscenza di Metal Gear Solid, sulle pagine di Console Mania perché Internet era abbastanza un lusso che utilizzavo “a chiamata” quando la linea non era occupata. Lo speciale di oltre dieci pagine pubblicato all’interno della rivista nei mesi successivi era semplicemente incredibile, al punto da generare un’aspettativa enorme per questo titolo esteticamente un po’ verdognolo, tecnicamente incredibile, dalle premesse sontuose in termini di stealth, narrazione, taglio cinematografico.
Quando è arrivato sul mercato – da noi nel 1999 – è stato dirompente, un gioco moderno strapieno di idee innovative, il quale basava le sue premesse su una trama semplice e lineare, ma che rapidamente si sovrapponeva ad un messaggio antinucleare, mischiando accadimenti reali con la fantascienza e buttando nel piatto filosofia, morale, doppi e tripli giochi: comprendere appieno il substrato narrativo della saga di Metal Gear Solid è impresa ardua, ma anche per questo è riuscita ad appassionare milioni di giocatori.

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Il secondo capitolo è stato il primo gioco riuscito a generare file a apprensione nel mio quartiere per l’acquisto il giorno di lancio, e inaugurando una tradizione consolidata nei successivi capitoli comincia seguendo il manuale del classico sequel, per poi prendere in giro il giocatore e mescolare le carte. Con la chicca, destinata a far discutere, di aver tenuto ben nascosto il personaggio di Raiden, protagonista tra reale e metafisico piagnucolante perché non in grado di emulare il suo idolo, Solid Snake, poi sempre più importante nell’economia della saga.
All’interno della quale non si contano i tocchi di classe continui, le citazioni, alcuni tra gli scontri con i boss più memorabili di sempre; spesso non solo per le loro meccaniche, ma perché andavano a braccetto con la recitazione di livello e alcune idee legate all’hardware sul quale girava il gioco (Psycho Mantis, indimenticabile); con il pacchetto completo, insomma.
Per la prima volta, inoltre, il suo creatore si è identificato con tale forza nella sua creatura, al punto di esserne legato a doppia mandata, quasi condannato, ed averla fatta propria agli occhi degli utenti, “scalzando” Konami e qualsiasi altra persona coinvolta nel progetto. Metal Gear Solid è Hideo Kojima, Hideo Kojima è Metal Gear Solid, il resto è una vicenda dalle molteplici sfaccettature sulla quale mai sapremo tutta la verità, soprattutto il punto nel quale prende il sopravvento l’ego del creatore giapponese e quello nel quale lo fa la miopia di Konami.

Il primo settembre il quinto capitolo arriverà nei negozi, sarà importante per le premesse e le vicende di cui sopra, per il suo cambio di struttura, per la conclusione epica della saga, della storia, di tutto: rimanete sull’attenti per la recensione, e cominciate a scaldare i motori dei vostri PC, PlayStation 4 e Xbox One.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, A Hideo Kojima game