“La mattina andammo a fare riscaldamento allo stadio, Tevez mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barcellona mi dicevo, che sarà mai – ha rivelato l’ivoriano a ‘Sky’ – Eppure quando mise piede su quel campo senti’ un qualcosa di magico, di diverso. (…) La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80mila persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi – ha raccontato il centrocampista – Fu lì che mi resi conto che questa non è una solo squadra per loro, questo è un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo”

Ed è per questo che voglio di nuovo la Champions il prossimo anno, in attesa di vincere qualcosa cominciamo a far capire cosa significa tifare per davvero, come già abbiamo fatto la scorsa stagione inventando l’urlo in coda alla sigla della Champions League.

Ah, ci vediamo il primo marzo.