Dal 2004 ho la fortuna di visitare regolarmente il Giappone in media un paio di volte l'anno, e tale possibilità si è tramutata in un legame a doppio filo con la terra del Sol Levante, composto da tante esperienze ed eventi memorabili che hanno creato un'affezione seconda solo alla città dove sono nato.
E come ogni rapporto appassionato che si rispetti, non è composta solo da rose e fiori, perché la cultura giapponese è così sfaccettata e differente dalla nostra che ci sono aspetti a dir poco spettacolari, dai quali prendere esempio, e probabilmente altrettanti che non sono mai riuscito a digerire completamente, soprattutto dopo aver vissuto due anni praticamente da indigeno quando ero con Asuka.
L'episodio che voglio raccontare, però, è datato 2005, anno in cui ho deciso di passare quasi tre settimane in Giappone, da solo, per visitare una moltitudine di posti tra Tokyo, Kyoto, il Monte Fuji e altri. Nei giorni di Kyoto avevo preso un treno locale verso Nara, e durante il tragitto una ragazza, Akiko, si è avvicinata per fare due chiacchiere, visto che stava anche studiando inglese.
Venti minuti scarsi, poi lei ha preso un altro treno che l'ha portata ad Iga, paese ancora più locale, e da allora non ci siamo più visti. Eppure, a distanza di 10 anni, continuiamo regolarmente a scriverci per un saluto, per gli auguri di compleanno o di Natale, sempre col sorriso sulle labbra e sull'onda di quell'incontro del 2005.

Viaggiare da soli, con qualcuno in sintonia, e immergendosi nella cultura locale da luogo ad accadimenti straordinari, che poi le persone giuste riescono a sublimare :)

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