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iPad Mini, una recensione soggettiva. Addio nuovo iPad?

Al momento del keynote di annuncio di circa un mese fa, devo dire che l’impatto personale con iPad Mini è stato piuttosto negativo. L’hardware è sostanzialmente simile a quello dell’iPad 2 di marzo 2011, con aggiornamenti in chiave fotocamera e connettività, lo schermo ha una risoluzione non altissima (e posseggo anche un iPad di terza generazione Retina…) e il prezzo è un po’ più alto di quello che mi sarei aspettato, anche se 150 euro di meno rispetto all’iPad ‘classico’; senza contare il display di dimensioni inferiori sul quale in generale nutro (nutrivo) diverse perplessità per un utilizzo in chiave tablet.

Come (quasi) sempre però accade con i dispositivi Apple, la musica cambia completamente quando si passa all’esperienza in prima persona, e ci si rende conto sia della realizzazione dell’hardware che dell’estrema integrazione col software.

Quando ho scelto infatti prima OS X nel 2004 e poi iOS nel 2007 come miei sistemi principali di utilizzo, ho capito subito una cosa: se si vuole ottenere il massimo in termini di produttività ed integrazione bisogna abbracciare una configurazione All Apple per tutti i dispositivi in proprio possesso, in maniera tale da sfruttare perfettamente funzionalità quali ad esempio iMessage oppure iCloud per email, backup/ripristino ad ogni nuovo dispositivo, app condivise, calendario e rubrica che si aggiornano in automatico su tutti i dispositivi.

In quanto appassionato e curioso, in uno scalino ‘successivo’ ho diverse finestre sul mondo esterno tecnologico grazie al fatto di possedere un Galaxy Nesus con Android 4.1.2 e una partizione con Windows 7 (presto 8); e ancora preferisco servizi come Dropbox per lo storage/accesso ai file anche dalle applicazioni (segnatevi queste app per partire, appena posso approfondirò in futuro: nValt, Byword, ReaddleDocs, Dayone, Taskagent) o browser come Chrome soprattutto in versione Desktop.

Ad ogni modo non rappresento la maggioranza del mercato e la via di mezzo paga di meno rispetto ad altre soluzioni e sistemi operativi, e per questo esiste la concorrenza e la varietà di utilizzo, le quali purtroppo non di rado scadono in lotte di religione che non hanno proprio senso.

Immagine tratta da Anandtech

Tornando ad iPad Mini, la prima volta che si utilizza ci si rende immediatamente conto della notevole qualità costruttiva, sia nel materiale utilizzato, sia nelle dimensioni e peso ridotti, estremamente inferiori rispetto ad un iPad che ho sempre ritenuto un compromesso in chiave portabilità ed impossibile da tenere per tempo prolungato in una mano.

L’ergonomia di iPad Mini di concerto è superiore, la leggerezza permette di tenerlo in mano per sessioni prolungate, muoverlo più agevolmente e segnare un distacco ancora maggiore in termini di piacevolezza rispetto all’utilizzo di computer fissi e portatili.

Ad inizio articolo parlavo del display, e bisogna fare alcune precisazioni: è innegabile che se si proviene da iPad di terza o quarta generazione oppure da un altro dispositivo con una risoluzione e densità più elevate, l’impatto con lo schermo di iPad Mini è spiazzante in negativo, la definizione e i colori sono peggiori, i caratteri non “escono” dallo schermo come ci si aspetterebbe. Se si proviene invece da iPad 2, Kindle Fire o altri tablet di fascia più bassa, questo fenomeno è praticamente assente, ma è indubbio che lo schermo non sia uno dei punti distintivi di questo dispositivo, seppur in generale valido, sia chiaro.
Chi si aspetta lo schermo Retina per la prossima generazione, dal mio punto di vista fa una valutazione decisamente ottimistica; questo perché sarebbero necessari compromessi che mal si sposano con le dimensioni super ridotte di iPad Mini.
Non a caso l’introduzione di questo schermo su iPad (marzo 2012) ha portato ad un leggero aumento di peso e una batteria mastodontica di 45 Watt, applicare tale tecnologia ad un tablet che pesa meno della metà e che ha una batteria di capienza pari ad un terzo, non è una cosa che vedo fattibile in tempi brevissimi.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di utilizzare una risoluzione inetermedia (meno esosa in termini di risorse, quindi) mantendendo le proporzioni dello schermo (4:3), ma in questo caso per evitare la frammentazione tipica di altri sistemi, tutte le app attuali andrebbero ‘upscalate’ in automatico, con una perdita di qualità probabilmente visibile. Antialiasing e nuove tipologie di display magari potrebbero rendere meno pressanti le necessità di una risoluzione maggiore.

Detto questo, Apple ha preso la scelta saggia di dotare iPad Mini di una risoluzione identica a quella di iPad 2; questo si traduce nella stessa quantità di informazioni visualizzate nonostante lo schermo più piccolo, e nel funzionamento immediato delle oltre 200.000 applicazioni disponibili per iPad, per un plus che rappresenta il vero stacco rispetto alla concorrenza e quell’integrazione hardware/software spesso citata.

Ovviamente qualche compromesso c’è, gli elementi dell’interfaccia quali bottoni e caratteri sono più piccoli e in qualche applicazione la cosa si fa sentire. Nel browser, ad esempio, mi sono trovato a zoomare molto di più le pagine web rispetto ad iPad, in altri programmi invece, come Tweetbot e Mr. Reader, ho semplicemente aumentato la dimensione di caratteri nelle impostazioni per avere un’esperienza di lettura identica a quella su iPad.

Immagine tratta da Anandtech

Con la tastiera ho riscontrato gli stessi pregi/difetti, anzi è un po’ più semplice scrivere in modalità verticale visto il peso inferiore e i tasti maggiormente raggiungibili, dove l’iPad Mini eccelle senza compromessi è nei giochi: in questo caso infatti il peso ridotto e le dimensioni inferiori rendono l’ergonomia decisamente superiore: non ci si affatica mai, tutte le parti dello schermo sono facilmente raggiungibili e lo schermo rimane di grandezza adeguata per giocare.
In termini di prestazioni l’iPad di quarta generazione è sicuramente superiore, ma ad oggi sono pochissimi i giochi che lo sfruttano e nemmeno per intero (in questo caso però la differenza si nota eccome), e tutti i titoli che ho testato, e ne ho a decine, funzionano alla perfezione anche su iPad Mini. Stesso discorso per le altre applicazioni e il sistema operativo; sempre grazie alla perfetta integrazione tra tutte le componenti la navigazione risulta sempre fluida e senza rallentamenti, seppur la memoria dimezzata costringa a ricaricare più applicazioni rispetto al nuovo iPad.

Dulcis in fundo il prezzo, iPad Mini è sicuramente costoso, ma più in linea generale che altro; stiamo parlando di un prodotto che dal mio punto di vista non si posiziona in concorrenza con i tablet da 7”, vuoi per la qualità costruttiva superiore, vuoi perché lo schermo mostra un quantitativo di informazioni superiore (il Galaxy Tab 7.7” si avvicina maggiormente, ed infatti al lancio non costava affatto di meno), vuoi perché, attualmente, il numero di applicazioni ottimizzate su iOS segna una differenza nettamente a favore di Apple in questo segmento di mercato.
Differenza che se nel campo degli smartphone si è decisamente assottigliata, e la scelta tra Android e iOS può essere quasi del tutto basata su gusti personali, per quanto riguarda i tablet pende ancora a favore della casa di Cupertino, che è riuscita a creare un’ecosistema e un quantitativo di applicazioni per adesso inarrivati.

Immagine tratta da Anandtech

Tornando al discorso iPad Mini/iPad, dopo qualche giorno d’utilizzo sono sempre più orientato nell’utilizzare il primo in luogo del secondo, pur con tutti i compromessi elencati in precedenza; le dimensioni/peso/ergonomia sono troppo più preponderanti del resto, senza contare che in una buona parte delle applicazioni, in primis i giochi, i compromessi di cui sopra scompaiono del tutto.

Quando arriveranno prestazioni superiori e uno schermo migliore, che permetta di sopperire con la nitidezza anche ai caratteri/interfaccia più piccoli, molto probabilmente non ci sarà più partita.

Cosa mi è piaciuto
Qualità costruttiva eccezionale
Peso/dimensioni al top
Ergonomia ideale per i giochi
Oltre 200.000 app già disponibili e perfetta integrazione con altri dispositivi Apple

Cosa c’è da migliorare
Lo schermo è nella media, soprattutto se confrontato con quelli Retina
Le caratteristiche tecniche attuali potrebbero farlo soffrire con le app future o con iOS 7

In cosa è più piacevole da utilizzare rispetto ad un PC
Video
Lettura notizie/libri
Giochi
Consultazione Email
Aggiornamento/Consultazione Social Network

In cosa può sostituire un PC quando si è impossibilitati ad usarlo
Invio email
Scrittura testi/appunti
Editing Foto
Gestione file online

Android e il falso mito del sistema operativo più aperto, Amazon e l’attacco al mercato.

La diatriba iOS vs Android, Apple vs Resto del Mondo sta assumendo connotati sempre più stucchevoli, alla stregua dei tifosi di calcio più esagitati che oramai portano avanti le proprie idee senza aver voglia di metterle in gioco e pensarci sopra.

Da un lato l’integralismo degli utenti Apple che vedono superiore l’ecosistema della mela moriscata senza sentire ragioni, dall’altro quelli Android che vogliono fare così gli anticonformisti al punto da diventare l’opposto, liquidando la questione e sparando sentenze con estrema superficialità.

La realtà è che mai come oggi la scelta è vasta, a partire da dispositivi economici senza pretese fino ad arrivare a prodotti “premium” che regalano le migliori prestazioni (vedi S III) o esperienza d’uso (iPhone).

Dopo aver utilizzato un Galaxy Nexus per diversi mesi, anche con Jelly Bean, vorrei demolire banalmente chi sceglie l’uno o l’altro sistema per motivi “etici”, in relazione alla fighetteria oppure al sistema più aperto o chiuso.
Tralasciando l’ovvietà di iOS come sistema chiuso (e anche i pregi di tale scelta) la situazione non è tanto dissimile su Android, se non hai un account Google ti precludi infatti tante cose soprattutto in termini di integrazione e facilità d’utilizzo, se “rooti” il dispositivo perdi la garanzia (e su iPhone c’è l’equivalente Jailbreak), in generale la stragrande maggioranza dei suoi fruitori si gode il cellulare solo se abbraccia l’ecosistema di Google in toto.

Parlerei quindi di Android come sistema indubbiamente più flessibile (senza porcate tipo l’impossibilità di cambiare browser di default e altro; damn you, Apple) e iOS come più integrato con l’hardware e coerente con l’interfaccia. La scelta presuppone quindi diversi fattori, al di là di quello economico, ognuno dei quali potenzialmente valido in base alle proprie esigenze e di come si utilizzano questi dispositivi.

L’ideale, come sempre, è la commistione delle due cose, è indubbio però che l’ecosistema creato da Google sia ancora troppo frammentato per fare un discorso del genere, tra scarsa adozione dell’ultima versione del sistema operativo (e Jelly Bean è decisamente meglio di quelle precedenti) e tipi di hardware così differenti tra loro e così mal supportati a pochi mesi dalla loro nascita.

A tal proposito Amazon, invece, ha capito tutto, per avere successo bisogna offrire dei servizi integrati insieme all’hardware, supportare il proprio dispositivo più a lungo e, allo scopo di ritagliarsi spazio quando la concorrenza ha già spiccato il volo, aggredire il mercato con prezzi migliori e prodotti indirizzati a fasce ancora con coperte.

Dopo aver reinventato i tablet quasi tre anni fa Apple si è (per certi versi giustamente) seduta sugli allori, è quindi assolutamente positivo per il mercato che ci siano “avversari” degni di questo nome, che spingano verso prezzi più aggressivi e soprattutto servizi ancora più competitivi.

Quello che deve fare Amazon adesso, a mio modo di vedere, è rendere i suoi servizi più globali, pianificare strategie di crescita e diffusione contemporanea in tutti i paesi e continuare a sviluppare il proprio software che si appoggia su Android.

Ad esempio due dei prodotti che reputo migliori, il Kindle Paperwhite (bellissimo!) e il Fire HD 8.9″ non conoscono ancora il proprio destino in Italia e in diversi altri paesi; tanti servizi sono inoltre ad appannaggio esclusivo degli Stati Uniti, paese che a questo punto sarà il primo scenario della “battaglia” per le quote di mercato.

Prima di concludere voglio spendere due righe anche per Microsoft, che temo farà estrema fatica per guadagnare spazio dopo essere arrivata così tardi con il proprio sistema operativo.
Un peccato perché sembra molto promettente e diverso dagli altri; rimanendo in tema di tablet vedo molto dura l’ascesa per il Microsoft Surface in versione Windows RT, sono molto curioso invece di quella con Windows 8 PRO, che fatto salvo il prezzo potrà riuscire nel compito di unire il mondo desktop con quello tablet in un dispositivo leggero, pratico e con batteria dalla durata adeguata.

Gli scenari futuri sono super interessanti quindi, se solo non ci fossero gli esagitati a sparare sentenze…

Un nuovo home theatre con Air Play e gestibile con un click

In questi giorni ho provveduto ad un miglioramento sostanziale dell’impianto home theatre che utilizzo con tutte le console e per la visione di Sky e film in Blu-Ray.

Innanzitutto il sintoamplificatore, ho preso infatti il Pioneer VSX-921 (che ha recentemente vinto il premio EISA Award come migliore HT Reicever Europeo 2011-2012), sistema 7.1 che dispone di 4 ingressi HDMI, scaler 1080p, 150 watt per canale, radio su internet, Air Play e una miriade di altre connessioni/caratteristiche.
Considerando poi il fatto che vivo in un appartamento, e che quindi non posso buttare giù le pareti (farle tremare si però…:D) ho optato per un sub attivo della HSU, STF-1, modello di importazione di una marca molto apprezzata negli Stati Uniti, e devo dire che mi ha soddisfatto alla grandissima, con bassi profondi e morbidi a seconda della situazione, perfetto per i miei gusti musicali.

Rispetto alla precedente configurazione ho eliminato una moltitudine di fili e di passaggi per gestire il tutto, questo perché ho collegato Apple TV, Sky HD, PlayStation 3 e Xbox 360 direttamente al Pioneer e quindi su un unico ingresso TV, che adesso gestisco direttamente col telecomando dell’amplificatore. Grazie al fatto poi che ad esempio la stessa TV e la PS3 consentono il controllo via HDMI, con un unico tasto accendo e spengo TV, console e impianto home theatre, un grosso vantaggio in termini di gestione e velocità.
Air Play poi, grazie a questa tecnologia posso sempre con un click accendere il sistema (senza TV) a distanza e ascoltare via streaming la musica presente su iPhone, iPad e Mac.

Dulcis in fundo esiste per iOS un’applicazione sviluppata da Pioneer che permette di gestire completamente il tutto sempre via Wi-Fi e quindi anche a distanza: accensione/spegnimento, uscita/impostazioni audio e video, equalizzatore e le stazioni radio, comprese quelle internet; ne esistono a migliaia e si possono configurare nei preferiti, al mattino è perfetto ascoltare la radio senza doversi alzare e andare nel salone adiacente :)

Ad ogni modo e al di là del bearmi per il nuovo acquisto, ho scritto questo post soprattutto per dare qualche spunto “logistico” a chi si appresta a comprare o migliorare il proprio home theatre, poi come sempre è il budget a fare la differenza!

Si può essere dispiaciuti e incazzati così?

Sono una persona che ama le passioni, che non accetta le cose in maniera passiva e per la quale ogni aspetto della vita deve avere un significato, altrimenti viene scartato. Amo tante cose, e amo la tecnologia nella misura in cui mi ha permesso di fare cose che mi soddisfano, di lavorare, di passare parte del mio tempo libero in maniera piacevole, di scoprire cose che altrimenti non avrei mai scoperto, di potermi dedicare a quello che mi interessa senza perdite di tempo, di rendere le cose lontane talvolta vicine.

Diversi (molti) anni fa mi sono detto: a me piace la tecnologia, con la tecnologia ci lavoro ogni giorno, perché non associarle un qualcosa che vada oltre il mero utilizzo, perché non abbracciarne una filosofia di fruizione e di risultati?
Apple e Steve Jobs rispondevano nella migliore maniera a questi requisiti.

Badate bene, questo non vuol dire non criticare o accettare in maniera incondizionata tutto, ma notare come una persona ed un’azienda, al di là dell’interesse principale di fare soldi e soppiantare la concorrenza, abbiano contribuito in maniera decisa ad accelerare un processo di digitalizzazione nel compromesso migliore possibile per le persone comuni e intrecciandolo con l’arte, la musica e la libertà di espressione.

E Steve Jobs, un comunicatore incredibile con idee chiaramente fuori dal comune che talvolta hanno anticipato i tempi, una persona con una vita estremamente interessante, al punto tale che mi ha portato a consumare centinaia di migliaia di caratteri sottoforma di libri, biografie e siti di tecnologia.
Una persona che rendeva interessanti le sue presentazioni anche quando erano basate sul nulla, il cui discorso alla Stanford University verrà ricordato per sempre e sarà sempre fonte di ispirazione, una persona che sento di stimare e apprezzare molto di più di tante che conosco realmente, perché non andando oltre i confini di quello che merita è davvero riuscita a fare qualcosa, una piccola rivoluzione per il mondo della tecnologia e della comunicazione, che inevitabilmente ha toccato altri aspetti della vita di tutti i giorni.

Logico che per tanti la sua morte non farà ne caldo ne freddo ed è anche giusto così, non c’è nulla di male nel fruire anche del suo operato senza saperne nulla o criticarlo su certi aspetti ritenuti importanti, ma vedo egualmente normale la stima e il dispiacere per chi come me agisce sui presupposti che ho scritto qualche riga più sopra.

In tal senso mi fanno ridere sedicenti espertoni del campo o comunque persone ‘informate sui fatti’ che fanno battute sarcastiche o frasi fatte giusto per andare controcorrente, probabilmente sono dominate da ignoranza e stupidità, due dei mali più difficili da debellare anche nel ventunesimo secolo.

Per rispondere infine alla domanda del titolo, sì e in quella maniera egoistica che ci contraddistingue un po’ tutti, chissà ancora cosa avrebbe potuto dare a questo mondo in altri 20 o 30 anni di vita.

Mapple e Steve Mobs, i Simpson e la parodia di Apple

Passano gli anni (i lustri) e i Simpson, pur avendo perso parte del loro smalto e della loro freschezza, regalano sempre perle di straordinaria fattura e critica pungente e illuminata, gli ultimi (ma non è la prima volta) ad essere colpiti sono stati Apple e Steve Jobs, ribattezzati Mapple e Steve Mobs, all’inizio di una puntata appena trasmessa negli Stati Uniti:

Ecco il video, in lingua Inglese:

Come al solito la parodia non è mai scontata e sempre esilarante, piena zeppa di citazioni come quella dello spot che ha lanciato nel 1984 il Macintosh, uno dei punti di svolta dell’informatica per l’utente “consumer”.

Per inciso, io sono proprio un grande fan Apple per via del suo sistema operativo e di alcune soluzioni hardware irrinunciabili e inarrivate dalla concorrenza, ma ho apprezzato tantissimo il filmato :D

Nuovo Macbook Pro arrivato!

In una settimana piuttosto tribolata a livello mentale, Venerdì pomeriggio, quasi in chiusura di giornata e lavoro, è arrivato il pacco contenente il nuovo Macbook Pro e l’assicurazione Apple Core, un colpo di coda decisamente non male :)

Macbook Pro

Sono ritornato al 15 pollici dopo quasi 4 anni nei quali ho avuto due 17″, ovviamente sempre Mac, perchè soprattutto a livello di notebook c’è per me davvero un abisso con tutto il resto.

Il portatile è una bomba, processore a 2.5 GHZ, 4GB di Ram, schermo a LED e HD da 200GB a 7200 rotazioni per minuto.
Il design è più o meno lo stesso, hanno fatto però diversi cambiamenti sulla tastiera, togliendo infatti la meletta (e questo è MOLTO male), sostituita dalla fredda scritta “cmd”, e modificando tutti i tasti funzione, con l’eliminazione di Bloc Num (mai usato in vita mia) e la ridefinizione dei collegamenti, compreso uno diretto ad exposè e finalmente i controlli di itunes su f7-f8-f9.

Bellissimo il trackpad multigesturale (lo stesso di Macbook Air), con due dita si possono zoomare o ruotare le foto (come su iPhone), con tre andare avanti e indietro nelle pagine e nel browser e così via.

Magari scriverò una recensione più approfondita su Macpod.it ;)