Qualche giorno fa ho completato la campagna principale di Super Mario Odyssey per Nintendo Switch: 25 ore di gioco con 440 stelle raccolte, l’approccio scelto è stato quello di esplorare ciascun mondo in profondità anche dopo aver sbloccato quello successivo, senza però incaponirmi nella ricerca dei segreti più nascosti.

Adesso mi sto divertendo con i contenuti post-finale, comprensivi di un paio di mondi aggiuntivi e di una caterva di stelle/sezioni tra l’altro foriere delle sfide maggiori.

Laddove, infatti, la storia principale è piuttosto semplice da portare a termine, per collezionare tutto bisogna padroneggiare al massimo le abilità in possesso del protagonista principale, come sempre tarate al millimetro dalle mani degli sviluppatori Nintendo.

Super Mario Odyssey è una giostra di divertimento, si gioca col sorriso sulle labbra e sorprende sempre per le tante trovate operate dalla casa di Kyoto, una vera e propria fusione dei precedenti Mario tridimensionali racchiusi nel cappello co-protagonista.
Una diversità di contenuti fantastica e come consuetudine un gameplay perfetto nelle sue fondamenta, dalla telecamera alle collisioni, passando per la risposta del sistema di controllo.

Dal punto di vista grafico è quasi un miracolo considerando l’hardware sul quale gira; chiaramente se lo si analizza con spirito analitico si notano diversi compromessi o criticità (l’acqua!), ma vederlo girare per gran parte del tempo a 60 fotogrammi al secondo con tale qualità visiva e artistica fa dimenticare (quasi) tutto.

Troppo prematuro pensare al suo posizionamento in classifica rispetto agli illustri predecessori, di sicuro è l’ennesimo gioiello che vede protagonista l'(ex!)idraulico baffuto: per larghi tratti eccezionale, soffre solo un po’ della sindrome da parco giochi con i mondi che danno la sensazione di essere a compartimenti stagni. Per ovvie ragioni non è così di impatto sul genere platform come lo è stato Super Mario 64, rappresenta altresì la sublimazione di tante idee precedenti partorite dalla grande N.

Se dovessi scegliere un voto sarebbe 9.7, leggermente sotto quello massimo che avrei dato invece a Zelda: Breath of the Wild per il duplice conseguimento di essere riuscito da un lato a ridefinire diversi capisaldi delle avventure in terza persona, dall’altro aver trasmesso un senso di scoperta ed esplorazione incredibili.

Detto questo, con i due titoli poc’anzi citati, Splatoon 2, Rabbids, l’imminente Xenoblade Chronicles 2 e il resto, ritengo Nintendo Switch la console del 2017, senza alcun dubbio.

Ne parlerò in un prossimo podcast, nel frattempo godetevi il resto delle foto con qualche piccolo spoiler nelle ultime!