Il male nel calcio

C.Italia: ultrà ha dato ok a match, è capo 'curva A' Napoli

La notizia di ieri è che tale Gennaro De Tommaso, pregiudicato e figlio di un boss della camorra, capo ultrà e soprannominato Genny a'Carogna, ha deciso che Napoli-Fiorentina, finale di Coppa Italia, si sarebbe potuta giocare in seguito alla sparatoria avvenuta fuori lo stadio, che ha ridotto in fin di vita un tifoso del Napoli giunto lì per vedere la partita.

Tutto questo ha scatenato il proliferare da un lato di moralisti improvvisati che hanno gridato allo scandalo per la sua presenza allo stadio ed hanno chiesto a voce grossa lo stop alla partita (o di fermare il calcio in toto!), dall'altro di articoli scritti di getto dopo che le notizie non erano ancora certe, come questo di Fanpage scritto per cavalcare l'onda e con una serie mostruosa di luoghi comuni, e Tweet di giornalisti precari che hanno sfruttato l'hashtag dedicato per guadagnare visibilità con battutine da scuola elementare.

La velocità di come si sia diffusa la notizia che sia stato lui a decidere ha egualmente dell'incredibile, nemmeno fossero stati sul campo a sentire in quel preciso istante, ma a quanto pare successivamente Hamsik, De Laurentis e la Questura hanno affermato che la decisione di giocare era stata presa di comune accordo tra Questore, squadre ed arbitri, anche per non penalizzare le altre decine di migliaia di persone presenti e aggravare ulteriormente l'ordine pubblico. Il gesto di andare sotto la curva è servito per chiarire la situazione, condividere le ultime informazioni sulla persona ferita (circolava che il tifoso colpito fosse morto) e quindi comunicare che la partita sarebbe stata giocata.

La verità è che tale Gennaro De Tommaso è uno dei capi ultrà da tempo, aveva già preso la ribalta quando il Napoli ha vinto la Coppa Italia nel 2012 ed era passato alla cronaca per fatti di delinquenza calcistica del 2008, quasi sei anni fa!

Così come è ben noto che nelle curve di una buona parte delle squadre italiane siano a capo o abbiano posizione di rilievo camorristi, mafiosi, criminali che poco hanno a che vedere col tifo e con il calcio stesso.

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E sempre parlando di ricorsi storici e ben conosciuti, la notizia di ieri più importante sarebbe dovuta essere che Daniele De Santis, ultrà (delinquente più che altro) della Roma pregiudicato e già noto alle forze dell'ordine per fatti calcistici, ha prima provocato alcuni tifosi del Napoli con fumogeni, a loro volta pregiudicati, poi ha sparato quattro colpi dei quali uno ha colpito un trentenne non appartenente a gruppi di ultras (come confermato dal padre), riducendolo in fin di vita.

Questo è il comunicato ufficiale della Questura di Roma, e da tale episodio è cominciata una serata storta e disgustosa che si è protratta anche in fischi indecorosi all'inno italiano da parte di tutto lo stadio, ai soliti cori beceri inneggianti al Vesuvio e ad una festa per la vittoria del Napoli Calcio rovinata e per quanto mi riguarda, agrodolce.

Dopo aver snocciolato un po' di fatti su quello che realmente è accaduto, almeno secondo fonti ufficiali, non posso che esprimere il mio eguale disgusto su una buona parte del giornalismo italiano, che l'ha buttata sul moralismo e ha completamente mancato il punto, ignorando che questa problematica non è di oggi, ma figlia di una situazione che va avanti da anni, e alla quale lo Stato non ha mai risposto con forza e con le giuste contromisure.

È deprimente vedere Genny a'Carogna inquadrato costantemente con la maglia "Speziale Libero", ma non ha senso scandalizzarsi e fare battutine solo oggi, l'Italia è uno dei pochissimi paesi civilizzati dove il calcio come tifo è in mano a delinquenti che lo sfruttano come scusa per commettere atti criminali e portare avanti il proprio credo politico. È da anni che avvengono episodi del genere e si conoscono perfino nomi e cognomi di persone che fanno male al calcio (Nel 2004 quando i tifosi impongono lo stop della Roma, i fatti di Catania, i fumogeni della Champions di Milano e tanti altri…), però ad ogni accadimento vengono fuori migliaia di benpensanti, poi passa qualche giorno, e non cambia nulla.

In un paese dove purtroppo è l'individualismo, celato o meno, a farla da padrone, tocca a chi ha il potere e la possibilità risolvere i problemi comuni, anche se sarebbe grandioso che la coscienza comune si risvegliasse e si comportasse da fratelli d'Italia in ogni occasione, non quando capita ed il proprio orticello viene invaso.

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E se altrove ci sono riusciti non vedo perché da noi le istituzioni non sono in grado perlomeno di arginare questo fenomeno e permettere al calcio di esprimere quello che dovrebbe sempre essere: tifo genuino e passione per la propria squadra, una di quelle cose che ti svoltano il tempo libero e ti regalano il buonumore.

Il bello è che questo accade già in altri sport tra le stesse tifoserie che invece rovinano il calcio!

Questa cosa mi manda fuori di testa.

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