Da qualche ora è terminato l’evento Microsoft dedicato ai dispositivi Windows 10: lo abbiamo seguito in diretta su Multiplayer.it ed è stato foriero di diversi annunci interessanti, “rovinati” solo dallo spiegone finale di Satya Nadella, che allungato inutilmente la conferenza.
Proprio con a capo il CEO di origini indiane, ad ogni modo, Microsoft ha attuato una chiara inversione di tendenza, sia dal punto di vista comunicativo che da quello puramente operativo, con una strategia interessante e focalizzata. Windows 10 è l’epicentro di tutto, un sistema operativo che ha riscattato gli insuccessi del suo predecessore su PC, e un software di raccordo per tutti i dispositivi prodotto o supportati dalla casa di Redmond, in grado di adattarsi a schermi e sistemi di interazione differenti.
Una scelta molto interessante e diversa ad esempio da quella di Apple, che invece spinge per l’integrazione tra sistemi operativi che rimangono differenti e sfruttano le forze di ciascun dispositivo; un bene per il mercato, che con Android e le restanti offerte propone una varietà invidiabile di soluzioni per le esigenze diverse di ciascuno.

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Andando nel dettaglio della conferenza, ho apprezzato particolarmente il ritorno ai flasgship Lumia di un certo peso dotati tra l’altro di ottima parte fotografica – innegabilmente una delle caratteristiche più utilizzate negli smartphone – e il Display Dock per attaccarli a monitor, tastiere e mouse. Così come il concetto di Continuum con le App universali che si adattano al tipo di schermo, touch o meno, e permettono di aumentare in maniera interessante la produttività. Attualmente preferisco il Display Dock rispetto al questo protocollo in modalità wireless – peraltro un po’ sparito dai radar – e sono curioso di vedere in quanto tempo gli sviluppatori riusciranno a produrre applicazioni in grado di girare bene come interfaccia nelle diverse configurazioni: Microsoft ha la forza per fare in modo che accada velocemente, e in questo caso sarebbe davvero un bel colpo per chi utilizza Windows come ecosistema principale.
Nel mezzo Microsoft Band e i suoi 11 sensori: ha il suo perché in termini di caratteristiche tecniche, nella speranza che arrivi anche in Italia e che l’applicazione di supporto migliori in termini di maturità, proponendo magari un programma dedicato al calcio.

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Surface Pro 4 rappresenta l’annuncio per me meno interessante; non tanto per le caratteristiche tecniche – che ne fanno un modello in tutto migliore del precedente e in generale competitivo – ma per il suo posizionamento in relazione al prezzo: 1029€ più i soldi necessari per la tastiera (dai 100€ ai 170€) lo rendono decisamente più costoso di un iPad Air 2, che come Tablet puro ed ecosistema è superiore, ma anche pericolosamente nel vertice economico alto rispetto agli Ultrabook Windows (e Mac), i quali possono contare spesso su tastiere e performance migliori. Rimane la flessibilità superiore in alcuni contesti, ma secondo me non è in grado di compensare il prezzo e le mancanze.

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Mi è piaciuta molto, invece, l’idea alle spalle del Surface Book, un laptop potente che diventa tablet, con una grande batteria e una qualità costruttiva importante: già in passato sono esistiti ibridi nei quali lo schermo si può staccare dal corpo macchina, ma in questo caso l’esecuzione mi sembra migliore, e l’arrivo in concomitanza con Windows 10 e Universal App lo rende un pacchetto appetibile.
Come dico da sempre, però, la qualità si fa pagare, e il Surface Book è tutt’altro che economico: a 1499$ costa 200$ in più del Macbook Pro 13″ Retina equivalente (come Ram, disco fisso, scheda grafica integrata, processore i5, seppur di generazione precedente), e si avvicina rapidamente ai 2000 euro per le soluzioni con scheda grafica nVidia. Sono curioso di leggere le prime prove nel dettaglio e le caratteristiche nello specifico, nella speranza che vengano rivelati presto anche i piani per l’Italia.
La Microsoft degli ultimi tempi, in conclusione, non mi dispiace affatto.

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