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Ciro Paglia è nato il 3 novembre del 1940 a Salerno, ed è stato uno dei più grandi giornalisti di cronaca che abbia mai avuto la Campania e l’Italia in generale.
Nella giornata di oggi, 7 novembre, è venuto a mancare per una crisi respiratoria; già venti anni fa un tumore ai polmoni lo aveva debilitato e anche se asportato, è ritornato e come spesso accade in questi casi sono stati gli effetti collaterali ad aver avuto tristemente la meglio.

La sua storia è incredibile, ha raccontato senza filtri e paure gli anni di piombo ed ha attaccato direttamente il boss della camorra Cutolo con la sua penna. A causa di questo ha dovuto vivere per qualche anno con la scorta, girare l’Italia (è stato anche giovanissimo caporedattore de “Il Mattino” sia a Napoli che Roma) e partecipare a tanti accadimenti, compresa l’uccisione della sua compagna Anna Parlato Grimaldi per un delitto ancora oggi poco chiaro.

Tifosissimo del Napoli, ho avuto la fortuna di conoscerlo e incontrarlo in più di un’occasione, ahimè solo negli ultimi due anni: una persona eccezionale e con un’esperienza incredibile che fuoriusciva ogni volta che parlavamo assieme.
Per qualche mese mi ha permesso anche di scrivere di tecnologia sul Corriere dell’Umbria, al quale ha dato una mano come freelance.

Ad inizio ottobre sono andato a trovarlo a Bettona insieme a Manuela, sua nipote, e mi ha raccontato un aneddoto che riporto con melanconico piacere.
Verso gli inizi degli anni 80 Ciro era caporedattore della redazione romana di cronaca de “Il Mattino” e soleva andare ogni mercoledì a pranzo con un professore amico suo. Ad un appuntamento dei tanti si è aggiunto un “giovane” imprenditore milanese, che si trovava a Roma per affari col professore: il suo nome era Silvio Berlusconi.
Durante il pranzo il trio ha parlato di tante cose e ovviamente del lavoro di cronaca di Ciro e della visione di Silvio sul futuro dei mass media: la televisione sarebbe stata il futuro e una miniera d’oro, bisognava guardare in quella direzione anziché la carta stampata.
Ciro lo ha ascoltato con molto interesse e Silvio ha notato il suo fare e potenziale, fino a dirgli, ad un certo punto: “Secondo me dovresti venire a Milano a lavorare per me. Questo è il mio biglietto da visita, chiama, ti risponderà un mio collaboratore, Fedele Confalonieri”.
Seppur lusingato, Ciro ha preferito continuare per la sua strada, d’altronde chi fa il mestiere del giornalista con tale passione e bravura, non sconfessa mai il proprio credo.

Se avesse accettato forse avrebbe avuto più denaro e visibilità in saccoccia, ma sono sicuro anche molta meno integrità morale e professionale.

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