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Ce ne andiamo in Champions League!

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Con i tre babà serviti ad un fallosissimo Bologna si è conclusa la bellissima rincorsa del Napoli alla Champions League, ed è sempre un’emozione fortissima!

Una stagione straordinaria, che non si è conclusa ancora meglio solo a causa di una Juventus in stato di grazia e più cattiva nei momenti topici; se penso poi che abbiamo buttato diversi punti come il pareggio col Torino grazie ad un passaggio disgraziato all’indietro al novantesimo minuto o le vittorie buttate contro Bologna, Milan e altri…
C’è poco da recriminare comunque, quest’anno abbiamo ottenuto il record storico di punti, Cavani capocannoniere del campionato, Hamsik miglior uomo assist e vero leader della squadra, il miglior attacco e la seconda difesa del campionato.

L’anno prossimo potrò sentire nuovamente la bellissima musica della Champions League e l’urlo impareggiabile del San Paolo, se poi De Laurentis si deciderà a fare un passo avanti ulteriore, potremo ufficialmente lottare per lo scudetto.

Nel frattempo…SEMPRE E SOLO FORZA NAPOLI!

Yaya Tourè riguardo lo Stadio San Paolo

“La mattina andammo a fare riscaldamento allo stadio, Tevez mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barcellona mi dicevo, che sarà mai – ha rivelato l’ivoriano a ‘Sky’ – Eppure quando mise piede su quel campo senti’ un qualcosa di magico, di diverso. (…) La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80mila persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi – ha raccontato il centrocampista – Fu lì che mi resi conto che questa non è una solo squadra per loro, questo è un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo”

Ed è per questo che voglio di nuovo la Champions il prossimo anno, in attesa di vincere qualcosa cominciamo a far capire cosa significa tifare per davvero, come già abbiamo fatto la scorsa stagione inventando l’urlo in coda alla sigla della Champions League.

Ah, ci vediamo il primo marzo.

Auguri, Diego

Per sette anni ci hai viziati,
estasiati, ed incantati,

una squadra assai perdente
con Te in campo ora è vincente.

Pane, calcio, e fantasia,
Ti bastava una magia

per risolver la partita
e addolcir la nostra vita.

Chi si scorda il dieci maggio,
si è avverato “quel” miraggio,

e la notte di Stoccarda
con l’Europa che ci guarda.

L’anno dopo, poi, a Bologna
la città di nuovo sogna.

Coppa Italia, Supercoppa,
quanta grazia, forse troppa…

Eccoli ora i moralisti
con gli sguardi falsi tristi

“Maradona, che peccato,
la sua immagine ha sporcato,

si è distrutto la carriera”
su di lui scesa è la sera . . .

Più non serve adesso il Mito,
il suo compito è finito.

Nulla più da guadagnare,
lo possiamo massacrare.

Quanto è sporco questo gioco,
non lo accetto, forse è poco

ma una cosa voglio dire,
che così non può finire.

Per le gioie che ci hai donato
Ti è rimesso quel peccato,

il Tuo nome io non rinnego
e ora grido “Forza, Diego!”

Napoli, 11 maggio 1991, scritta da Bruno.

I tifosi facinorosi, gli insulti e la differenza con gli sfottò

Prendo spunto da Juventus-Napoli di sabato scorso per affermare ancora una volta come il tifo più esagitato dovrebbe essere estirpato completamente dalla faccia della Terra, un danno per chi segue il calcio (e altri sport) con passione e ne fa uno degli argomenti di godimento e talvolta di discussione.

La colpa maggiore? Come al solito delle istituzioni, ancora non in grado di mettere in piedi un sistema di prevenzione (e repressione, quando necessario) efficace per contrastare quelle persone che si definiscono tifosi, ma sono solo delinquenti di prima categoria.

Non pensiate che in altri campionati si è giunti ad una situazione di relativa tranquillità perché a vedere le partite ci vanno solo dei piccoli lord educati fin dalla nascita; il tifoso facinoroso è ignorante, stupido e capisce ben poco della vita, alla minima occasione ne approfitta in maniera furba e crede di farla franca, incurante dei danni che procura alle persone che gli sono vicino e alla squadra stessa per la quale si professa tifoso.

C’è poi chi per larghi tratti la prende con ironia, come il tifoso napoletano medio che punta sullo sfottò invece che sull’insulto (e siamo maestri in questo), e chi riesce a fare polemica anche quando vince, dimostrando uno stile ben lontano da quello auspicabile, buttandola sul razzismo, gli insulti, sul cantare l’inno altrui, sull’esporre striscioni deprecabili, invece di guardare in casa propria e magari evitare luoghi troppi comuni; col risultato invece di professare solo inferiorità culturale.

E parlo del tifoso medio, sia chiaro, e posso fare decine di esempi vissuti negli anni anche in prima persona; se poi torniamo a quelli facinorosi/delinquenti si fa a gara tra chi è messo peggio in tutte le tifoserie, tra danni agli stadi, aggressioni e daspo come se piovessero caramelle, compresi i miei conterranei.

Ci sarebbe poi da fare tutto un bel discorso su quei giornalisti che alimentano un clima negativo sportivo come accade rarissimamente in altri sport e altri paesi, ma questo sarà argomento della prossima puntata.

Bon Voyage Pocho Lavezzi

A me in cinque anni ha fatto godere tantissimo e il suo pianto/urlo dopo la vittoria della Coppa Italia mi è sembrato davvero genuino, un calciatore che ha dato tanto e ricevuto tanto, è stato travolto dalla passione di una città per il calcio tanto bella quanto travolgente e soffocante, ci sta benissimo che dopo cinque stagioni voglia giocare altrove e guadagnare anche molto di più.

Inutile prendersi in giro, le bandiere non esistono, esiste solo la maglia e quei giocatori che per un po’, chi di più, chi di meno, si legano ad una tifoseria e ad un progetto di calcio.

Sono dispiaciuto quindi ma nona arrabbiato o sorpreso, il fatto poi che Lavezzi vada a giocare fuori Italia sarà meno doloroso calcisticamente parlando.

Chiudo con la lettera che ha scritto ai tifosi del Napoli:

Sono stati cinque anni davvero unici, indimenticabili. Cinque anni che mi hanno segnato con il fuoco…per tutta la vita.

Quando nel luglio 2007 hanno confermato il mio trasferimento a Napoli, sapevo che la sfida sarebbe stata dura e affascinante. Stavo arrivando nella città, nella squadra, dove Diego Armando Maradona ha lasciato un’impronta indelebile che vivrà per sempre…sentivo una responsabilità enorme.

Per ogni calciatore argentino, Napoli non è un “club mas” …la verità è che per me è stato tutt’altro che così. E’ stato sufficiente cominciare la mia esperienza napoletana per sentire l’amore e il calore da parte di tutti voi e per capire che sarebbe stato qualcosa di pazzesco, qualcosa di incredibile.

Dalle prime partite con la maglia azzurra, fino alla storica vittoria in Coppa Italia, i ricordi sono e saranno indimenticabili. Da quei tre gol contro il Pisa in Coppa Italia, fino ai gol in Champions Legaue…tutto è stato contraddistinto da passione e sentimenti comuni, è stata una strada che abbiamo percorso insieme, per mano.

Il Napoli stava crescendo, lentamente e progressivamente, fino a diventare quello che è oggi, uno dei Club più importanti d’Europa; “il Pocho” stava maturando come giocatore e come uomo ed è cresciuto superando se stesso, superando ciò che era prima di essere adottato dai napoletani. Abbiamo sempre creduto l’ uno nell’altro…abbiamo riso, pianto, sofferto e goduto e, insieme, ce l’abbiamo fatta.

Gli addii non sono mai facili e in questo caso il mio è ancora più difficile e doloroso. Sarà strano uscire per strada e non sentire l’amore e la passione incondizionata che da sempre mi avete regalato.

La vittoria della Coppa Italia mi lascia almeno il conforto di sapere che qualcosa ho restituito a Napoli e ai Napoletani….sono felice di avervi regalato anche io qualcosa di importante.

Nel calcio, come nella vita, non sai mai il destino cosa ti riserverà. La porta di un un possibile ritorno resterà per me sempre aperta e, se non come calciatore, tornerò di nuovo per ricordare tanti momenti di felicità e gioia. “Nada es por siempre”, dicono alcuni filosofi e forse, purtroppo, hanno ragione. Ma io cercherò di smentirli perché voi, amici napoletani, sarete sempre nel mio cuore.

Per sempre … “GRACIAS”

Una stagione di Napoli Calcio

Ieri sera si è conclusa la lunghissima stagione calcistica del Napoli, probabilmente la più esaltante dopo gli anni di Maradona che ho vissuto ahimé molto piccolo e assorbito nel corso degli anni successivi con videocassette e poi DVD ed Internet.

Altarino Napoli Calcio

DVD, Guerin, Medaglie

Esaltante soprattutto per la Champions League, con la fortuna di aver visto tutte le partite giocate in casa (tre vittorie ed un pareggio) e di essermi emozionato ed aver gioito a partire dall’inno che tutti gli appassionati di calcio vorrebbero sentire, e che abbiamo reinterpretato con un urlo finale in grado di far tremare e rendere increduli tutti i giornalisti e tifosi che hanno assistito alle nostre partite.

Parlando del campionato, posso concordare che le partite di Champions League abbiano rubato energie fisiche e mentali, ma non posso non credere che alcune partite potevano essere gestite meglio, per un terzo posto in scioltezza che invece abbiamo perso da ingenui in quel di Bologna. Fiammate alterne quindi che si sono estese anche nell’umore dei tifosi e dei gicatori, ancora oggi il Napoli è una squadra che vive di entusiasmi e di partite dove riesce a regalare un gioco spettacolare e altre dove è invece abulico, con una panchina estremamente corta che il prossimo anno deve essere rimpolpata assieme a qualche titolare in grado di farci perlomeno sognare di lottare per le primissime posizioni.

La Coppa Italia di ieri infine, sarebbe bello un giorno vederla alla stregua della FA Cup inglese in termini di attenzione, soldi e seguito, magari in mano a SKY e Mediaset come trasmissione televisiva; sicuramente ieri sera è stato un degnissimo spettacolo, con oltre 60.000 spettatori, una grande cornice garantita dallo Stadio Olimpico di Roma e soprattutto dalle due squadre che si sono contese la coppa, in grado di muovere un numero impressionante di tifosi.

Non parlo dei fischi all’inno, secondo me indirizzati soprattutto ad Arisa -visto che poi si sono quietati e tutti uniti nel minuto di silenzio successivo- e da stigmatizzare altrimenti, la partita è andata nella direzione verso la quale speravo, una Juventus che giocava come sempre ma un po’ più spompata e noi che abbiamo giocato molto bene e con la giusta cattiveria che ci ha permesso di ottenere la vittoria. Il primo goal in particolare, con un Lavezzi in procinto di lasciare la squadra dopo cinque anni che mi ha emozionato in quanto le sue lacrime e la gioia a fine partita sono sembrate vere e genuine, e la felicità nel vedere finalmente un trofeo vinto dopo tanti anni dal paradiso e dalla discesa repentina verso l’inferno più profondo.



Felice complessivamente per quest’anno quindi, esaltato per le partite in Champions League e la Coppa Italia, dispiaciuto per non aver centrato di poco la terza posizione e speranzoso di migliorare ancora il prossimo anno.

Il trittico di vittorie contro i campioni di Inghilterra, quelli d’Italia e quelli d’Europa rimarrà qualcosa di indimenticabile e difficilmente replicabile, però.