Di Ground Zero, libertà, affari e mazzate

La trasferta newyorkese si è appena conclusa con altri due giorni dedicati alla parte lavorativa, o meglio di immedesimazione nel mondo UFC, e quella “libera” dove insieme ad Andrea e Alessandro abbiamo visitato gli ultimi posti, non certo in ordine di suggestione e importanza.

L'anteprima del memoriale dell'11 Settembre 2001 Ground Zero sotto ricostruzione

Non pensavo sinceramente che Ground Zero potesse farmi un effetto così marcato, un magone nella pancia mentre avvertivo un’aria decisamente differente dal resto, un vuoto che pian piano sta venendo colmato dalle gru imponenti che sono intente a costruire il memoriale della tragedia dell’11 Settembre 2001. Di fianco alle costruzioni c’è un’esposizione che mostra in anteprima come sarà ricostruita questa parte della città, con due grosse fontane quadrate al posto delle due basi dei grattacieli crollati, e un’altra struttura immersa nel verde a simboleggiare il ricordo e la rinascita di qualcosa che evidentemente per gli americani è solo qualcosa di lontanamente immaginabile per noi…

Wall Street Cartello Particolare

La passeggiata è continuata per Wall Street, la parte principale dedicata agli affari della città e della borsa mondiale, per proseguire sul traghetto che ci ha portato a Staten Island e che ci ha permesso anche di vedere la Statua della Libertà molto da vicino (impensabile da visitare a causa del poco tempo a disposizione e delle file kilometriche a corredo). Devo dire che proprio questo simbolo è stato la mia più grossa delusione della trasferta di New York, non so perché ma me l’aspettavo diverso, più imponente e che mi trasmettesse qualcosa di diverso, seppur non ho nulla a che fare con le vicende che lo riguardano…

La Statua della Libertà Skyline da Staten Island

Sull’isola di Staten abbiamo invece trovato una partita di lega minore di baseball in corso d’opera, ed è stato divertente quando abbiamo tentato di scattare le foto attraverso le recinzioni in ogni modo, per poi scoprire che l’ingresso superiore era aperto a tutti :D
Lo stadio degli Staten Yankee è molto carino, e seppur l’incontro era minore e con pochi spettatori, mi ha permesso di guardare qualche inning praticamente a bordocampo, e capire ancora meglio alcune regole di questo sport e il ruolo di tutti i componenti della squadra.

Visuale completa del campo Pronto a battere

L’evento clou del tardo pomeriggio e della serata è stato invece l’UFC 111, manifestazione organizzata al Prudential Center di Newark che ha dato luogo a diversi incontri di classifica, fino a vedere il suo culmine nell’assegnazione del titolo dei Welter tra George St-Pierre e Dan Hardy, e quello ad interim dei pesi massimi tra Frank Mir e Shane Carwin, in attesa del ritorno di Brock Lesnar, magari più conosciuto da noi perché ha avuto trascorsi nel Wrestling.

Ingresso vip, vista dall’alto con ristorante a buffet gratuito e poltrone comode, tutto perfetto se non ci fosse stato un piccolo contrattempo che mi ha coinvolto: al controllo degli oggetti metallici una delle ispettrici ha notato che avevo con me un microfono, e quindi ha cominciato ad asserire che non sarei potuto passare perché il suo utilizzo non era permesso. A questo punto mi ha chiesto di aspettare per una nuova risoluzione, mentre passavano altre persone con telecamere giganti, macchine fotografiche che facevano anche i video e quant’altro, e mentre la mia pazienza diminuiva in maniera direttamente proporzionale.
A questo punto ho cominciato a fare polemica (My Friend di Frisco docet :D) facendo notare come oramai ogni apparecchio elettronico può registrare audio e di come in fase di briefing non sia stata segnalato il completo divieto di portare microfoni e affini. A questo punto è venuta fuori la ben nota rigidità mentale (non certo illuminata) degli Americani, dove nel caso specifico non sono stati in grado di trovare una soluzione che poteva essere ad esempio nell’indicare uno spazio dove lasciare il microfono piuttosto che prendere i miei dati in caso ci fossero stati problemi in tal senso.
Dopo l’ennesima risposta uguale e la mia insofferenza sempre maggiore (ovviamente condita da spiegazione apposita dinnanzi a tanta inutile fermezza) è cominciata la sfilata del responsabile di turno, con il secondo che continuava a ripetere che capiva la mia situazione ma che ci sono restrizioni, per poi arrivare un terzo che dinnanzi alla mia insistenza mi ha portato dal boss dei boss della sicurezza, che dopo l’ennesima cantilena ha finalmente attivato il cervello, ovviamente su mio suggerimento, segnandosi il posto sul quale mi sarei seduto e “minacciandomi” di azioni legali nel caso in cui avessi usato il microfono e fossi stato notato, assa fa :D

Ad ogni modo l’evento ha visto manco a dirlo il tutto esaurito (17.000 persone) dove la folla si è esaltata per gli scontri più spettacolari e coinvolgenti, ma non ha mancato di fischiare quelli dove prese continue e senza particolari sussulti la facevano da padrone, abbassando un po’ il ritmo. Personalmente devo dire che gli scontri tra i lottatori più famosi e bravi sono stati piuttosto piacevoli, mentre c’è ancora abbastanza da lavorare nel ritmo e nella “presentazione” per i restanti, per un evento che dal suo inizio alla fine è durato ben 5 ore e oltre, e che ho retto soprattutto grazie alla birra :D

Ecco le ultime foto, per la carrellata completa c’è l’apposita galleria fotografica.

Prudential Center gremito per l'UFC 111
Combattimento nell'Octagon

Approfondendo la Grande Mela

La trasferta a New York procede in maniera abbastanza sostenuta, tra appuntamenti di lavoro (in fondo siamo qui per questo :D) e lo sfruttamento fino all’ultimo secondo del tempo libero a disposizione.
Giovedì è stato dedicato interamente ad UFC 2010 Undisputed, gioco che uscirà il prossimo 28 Maggio dedicato all’omonima disciplina di arti marziali miste, a partire dalla mattina, dove ho assistito in una palestra ad alcuni allenamenti dei lottatori che si contenderanno il titolo dei pesi massimi e quello dei welter Sabato sera. Ho fatto diversi video interessanti (quello di Frank Mir che si allena nella boxe è impressionante) e due simpatiche scenette con Ron Hardy e Shane Carwin, ma rimando all’articolo e al videospeciale dedicato tutti gli approfondimenti.
Il pomeriggio e la sera abbiamo invece assistito alla presentazione del gioco, per poi spostarci alla M2 ultralounge per la prova su strada, tanto cibo ad accompagnarla e la presenza di altri lottatori, compreso Brock Lesnar che è uno dei pochi conosciuti in Italia grazie al suo passato nel Wrestling.

Venerdì c’è stato tempo anche per fare un bel giro grazie alla sveglia puntata poco dopo l’alba, e quindi via di Rockefeller Center, Nintendo World (che mi aspettavo più “allegro” onestamente, anche se roba interessante ce n’era, anche storica) per spostarci ai confini di Manhattan per attraversare all’andata il ponte di Brooklyn, al ritorno quello di Manhattan stesso. Il primo è davvero molto bello da vedere e attraversare, con la passeggiata fatta di legno e la possibilità di scattare diverse foto interessanti. Il secondo ha una struttura più imponente e sembra essere più frequentato, grazie anche ai treni che vi passano in continuazione al livello inferiore.
Il giro si è chiuso con una capatina a Chinatown, che non mi ha entusiasmato, e Little Italy, che ha ben visibili i segni della decadenza nei locali, nella presenza di pochi Italiani e nell’estensione, che dalla regia mi dicono essere molto ristretta rispetto al passato.
La zona di Times Square in compenso anche di notte è spettacolare, con tanta gente a qualsiasi ora e un tripudio di colori e luci.

Nella mattinata ho avuto anche modo di fare un collegamento con Radio Kiss Kiss e relativa scenetta nella quale ho fermato un paio di passanti per far pronunciare loro una frase per telefono e in diretta, mentre a pranzo ho pranzato con Luigi, ragazzo salentino che avevo conosciuto ben 10 anni fa al primo Expocartoon quando lavoravo per Alternative Reality, e che si è trasferito a New York da qualche anno, facendo gavetta nel campo finanziario fino a diventare CEO di Wall Street Italia, che ha sede a Manhattan.
Un pranzo condito da tante chiacchiere interessanti all’Empire Diner, lo stesso che è apparso in tanti film come Mamma ho riperso l’aereo piuttosto che Man in Black II.
Il poter conoscere tante persone e mantenere contatti e amicizie anche in giro per il mondo rappresentano alcune delle cose che adoro di più del mio lavoro…

Spazio consueto alle foto!

Dan Hardy con un Tanzen che sembra fatto :D Frank Mir in allenamento

GNAM!
Stelle e Monete Gameboy sopravvisuto alla Guerra del Golfo DSC09954 Il Manhattan Bridge da quello di Brooklyn Manhattan Bridge Brooklyn Bridge L'ingresso di Little Italy Caffè Napoli

New York, New York

Mancava clamorosamente all’appello dei posti che ho visitato, perché è stata sempre un mio pallino e mi ero ripromesso di andarci già diverse volte, senza mai riuscirci e poterlo fare.
In questi giorni è capitato a fagiolo un press tour organizzato per UFC 2010, videogioco basato sull’omonima disciplina di arti marziali miste che è estremamente popolare negli Stati Uniti, e che si stà cominciando a diffondere anche in Europa. Fortuna ha voluto che questo press tour si tenesse proprio a New York, e così ne sto approfittando per farmi una prima idea della città e scattare qualche foto nei momenti liberi.

In realtà volevo raccontare anche del volo, partito dal Terminal 5 di Fiumicino che ospita una buona parte delle compagnie Americane…non sembra un terminal classico, è davvero scarno e poco accogliente, sembra quasi di partire per fare altro anzichè un viaggio più o meno di piacere…

Ad ogni modo al controllo passaporti e carta di immigrazione nella metropoli Americana già “pregustavo” un lungo interrogatorio sul perché fossi di nuovo negli Stati Uniti dopo esserci rimasto fino a nemmeno 10 giorni fa, sull’altra costa. Ed invece, complice il fatto che le due persone che mi precedevano avevano un po’ infastidito l’ufficiale perché non avevano compilato completamente il modulo apposito di immigrazione, ci siamo messi a discutere sul fatto che non è una cosa opzionale il rispondere a tutte le domande poste nel modulo di ingresso sul suolo Americano, suggerendogli la parola “mandatory”, a quel punto il tizio mi ha preso in simpatia e mentre faceva il controllo di rito del passaporto e delle impronte digitali mi ha subito congedato con un “You can go, my friend!”, senza nemmeno chiedermi il motivo generale dell’arrivo a New York.

Per il resto (siamo arrivati subito dopo pranzo, io, Angela, la pr manager di THQ, Alessandro e Andrea, colleghi di Everyeye e Nextgame) siamo stati ospitati a Manhattan nel lussuoso albergo London NYC, composto solo da suite molto accoglienti e spaziose, ed ho girato un paio d’ore li attorno per Times Square, il Rockefeller Center fino a raggiungere i margini del Central Park e il negozio di Apple sulla quinta strada, quello famoso a forma di cubo di cristallo con i “contenuti” posti al di sotto del livello della strada.

In particolare Times Square mi è piaciuta un casino, a parte il richiamo immediato a Io Sono Leggenda che ho rivisto recentemente, nei suoi colori, nella moltitudine di gente e in generale per come è fatta, mi ha fatto respirare un po’ l’aria di New York e capirne le differenze rispetto alle altre visitate. Un’altra cosa che ho notato subito è la presenza enorme di Taxi, che fanno più della metà del traffico e sono guidati da persone che lottano con zig zag per completare la corsa nel più breve tempo possibile e farne un’altra, davvero un dispiegamento infinito e continuo di forze in tal senso, giustificate dal fatto che in pochi hanno la macchina di proprietà e soprattutto la utilizzano.

Spazio alle foto, che il tempo stringe!

Ingresso
Camera da letto Scorcio cittadino Mega Spot M&M's Times Square da lontano Tanzen a Times Square, dopo il volo Particolari La famosa pista del Rockefeller Center Apple Store 5th Avenue Dall'interno dell'Apple Store

Podcast Multiplayer.it (Puntata 79 – Ricordi da una GDC)

Il super resoconto dalla GDC, tutte le informazioni sul PlayStation Move, le modifiche del mercato causate dai DLC, BioWare pensa ai download romantici e sessuali, le idiozie della settimana.

Ecco Il Podcast:

La scaletta completa:

I due Antoni sono tornati! Resoconto dalla GDC, una fiera videoludica per addetti ai lavori che qualche piccola sorpresa ce la riserva sempre. Commenti e impressioni a ruota libera. 1:10

PlayStation Move: rivoluzione o involuzione? Nessuno sembra esserne convinto eppure riesce a stuzzicare tutti. Valutazioni illustri alla luce di quanto provato. 18:11

I DLC stanno modificando il mercato videoludico? I publisher non riescono e non vogliono più a farne a meno. Ma i giocatori ci guadagnano realmente qualcosa? 46:27

L’ennesima prova che il nostro podcast è ascoltato dall’industry. BioWare torna sui suoi passi e inizia a riflettere a DLC ad alto tasso erotico per Mass Effect e Dragon Age. 64:46

Le idiozie della settimana 77:35
Jason! Jaaason! Jaaaaason! Pura genialità nel browser game che cattura tutta l’essenza drammatica di Heavy Rain. Fonte

Gli articoli della prossima settimana 82:43

La posta dei lettori 88:46

Per chi invece possiede iTunes, è possibile iscriversi direttamente al podcast (e scaricare le nuove puntate automaticamente ad ogni rilascio) visitando questo indirizzo oppure navigando direttamente all’interno del programma sotto la voce podcast —> giochi ed hobby.

GDC 10 San Francisco e ritorno

Dopo la prima ondata di post e foto da San Francisco sono stato un po’ assente da queste pagine perché, ebbene si, ho lavorato (e scritto) un bel po’ e nel restante tempo libero ho preferito ovviamente fare altro.
Dormire direi di no, perché anche se tra i colleghi e gli amici c’è sempre un po’ lo sfottò per il fatto che vado spesso in giro in posti “da sogno”, durante i giorni di fiera è un vero e proprio delirio, con sveglia alle 7, in giro tutto il giorno tra appuntamenti e interviste, e fino alle 2-4 del mattino a scrivere, dove non sono rari i “drittoni” fino al giorno successivo.
Detto questo, mi ritengo sempre estremamente fortunato per il mio lavoro, e non a caso spesso e volentieri aggiungo qualche giorno in più di vacanza per sfruttare la trasferta, e visitare luoghi davvero bellissimi.

La GDC 10 è una fiera se vogliamo di nicchia, in quanto è dedicata soprattutto agli addetti ai lavori più che ai consumatori, con diverse sessioni dedicate allo sviluppo dei videogiochi dal lato di programmazione, tecnico e artistico (quello da me preferito), ma anche alcuni keynote e presentazioni che ci interessano più da vicino, come quelle che ci sono state per Mafia 2, PlayStation Move e Fable III, piuttosto che i giochi iPhone negli uffici Gameloft.
La fiera si tiene al Moscone Center e in diversi hotel li attorno, mentre non mancano ogni sera diversi eventi notturni, tra quelli puramente dedicati allo svago, e dove si beve e mangia a sbafo e si è ospiti dei distributori, o quelli che vengono utilizzati anche per presentare i giochi in un’atmosfera giovanile e divertente, come nel caso di Green Day: Rock Band.

Per quanto riguarda i primi, quello vincente è stato fatto da Disney, che ci ha invitato al Disney Museum sulle colline di San Francisco: tanta bella musica, mangiare e bere in quantità industriale, visita a tutto il museo gratuita (non era possibile fotografare purtroppo). Dulcis in fundo, in chiusura ci hanno regalato una busta con all’interno una maglia di Tron, un ciondolo Disney, un mouse griffato Disney senza fili e un orologio automatico della Elgin e anch’esso griffato, dal valore di 150$, direi che ci è andata piuttosto bene :D

San Francisco è una città che mi piace molto, soffre del classico problema Americano che vede la presenza di zone estremamente povere attaccate a quelle ricche e la presenza di una classe media davvero ridotta, ma è bellissima come conformazione, dispone di tanti posti assolutamente da visitare e una buona parte della gente vive in assoluto relax per la vita, lo noti in tanti piccoli particolari che invece non fanno parte di altre città come la stessa Los Angeles.

Ho avuto modo anche di passare del tempo con alcuni cari amici, Vlad, esplosivo ragazzo Olandese che ho incontrato qualche anno fa proprio alla GDC e con il quale ci incontriamo ad ogni conferenza in giro per il mondo, e Joe, squisito ragazzo che vive a San Francisco ed è sposato con una ragazza Italiana. Ci ha invitato ad una cena a casa sua a Richmond, insieme a Sterling (collega di G4 a Los Angeles) ed Elisa, altra coppia mista, per una serata passata all’insegna di buon cibo e tante risate. Ad un certo punto Joe ha cacciato una rivista che aveva comprato in Italia, che ci ha fatto letteralmente ammazzare dalle risate:

PC Pirata?!?!?! All’interno c’è anche la guida su come masterizzare i CD-ARRRR :D

Devo essere sincero, è sempre una bella botta quando si torna a casa…esperienze del genere ti fanno crescere sempre di più e rendere conto di quanto sei fortunato, ma anche capire di come talvolta fermarsi in un posto sia così duro e limitante, e cresce la voglia di subire sempre meno la routine e sperimentare sempre…

Spazio alle restanti foto, solitamente ne faccio poche di me stesso, in questo caso ho sfruttato la bravura di Antonio e la sua reflex, che fa spesso e volentieri miracoli :D
Tramonto (3) Tramonto (2) Il comune di San Francisco Tanzen (4) Tanzen (3) Tanzen (2) Tanzen (1)
Tanzen al Golden Gate Tanzen al Golden Gate (2) Tanzen ad Alcatraz

Golden Gate, Alcatraz e di tutto un po’

Con oggi si è chiusa la parte di vacanza della trasferta a San Francisco ed è stata come sempre una bellissima esperienza, fatta di tante piccole cose che sono accadute e di posti meravigliosi che abbiamo visitato, da conservare in maniera indissolubile :)

Gli ultimi due giorni li abbiamo dedicati alla parte del Presidio e quindi della spiaggia che si trova ai piedi del Golden Gate, che è davvero uno spettacolo incredibile soprattutto di notte e che non ho fotografato perché con una compatta digitale è inutile…ci ha pensato Antonio con la sua reflex ad ogni modo, ma le sue foto sono intoccabili :D

E’ stato poi il turno di Alcatraz, tour molto interessante anche perché accompagnato da una guida audio di ottima fattura, che mi ha permesso di apprezzare meglio tutta la storia affascinante di questa prigione e ricollegarmi mentalmente ai numerosi film dedicati che ho visto in passato.

Nota in calce, ho portato a termine anche la “questione” con il venditore di macchine fotografiche del quale parlavo nel precedente intervento, mi sono presentato nuovamente infatti in negozio chiedendo la Canon 500D al prezzo pattuito il giorno prima, il venditore ha cercato nuovamente di rifilarmi un obbiettivo/macro improponibile a prezzo elevato per rientrare con lo sconto eccessivo della reflex, per poi fare di nuovo la farsa della telefonata al magazzino (con tanto di frase “segreta” al socio per fargli capire cosa avrebbe dovuto dire) e dispiacersi di non averla e di tornare l’indomani.

A questo punto c’è stato un piccolo giallo, perché non me ne sono stato a guardare e ho cominciato a spiegare loro che avevo capito il giochetto che sistematicamente usavano con i turisti, che se fossi tornato l’indomani sarebbe stato uguale, che era inutile far perdere tempo alle persone prendendole in giro. E ancora, ho chiesto perché non potevo comprare la camera in esposizione, ricevendo in risposta che era senza scatola. A quel punto ho ribadito che mi interessava uguale ma che non me l’avrebbe mai data a quel prezzo, il tipo ha infine ammesso a denti stretti quello che sospettavo, irritandosi visibilmente. Non a caso quando ce ne siamo andati e abbiamo girato l’angolo, uno dei due ci ha seguito un po’ per poi guardarci dalla distanza, magari paventava di mandare qualcuno per menarci :D

Ecco le foto, l’ultima è dedicata ad un tramonto bellissimo che mi sono ritrovato al rientro in albergo:

Giardino delle belle arti Il Golden Gate verso il tramonto Verso Alcatraz

Postazione di controllo Cella
Alcune delle celle migliori Al Capone Celle di massima sicurezza Dominando Alcatraz Tramonto dall'albergo

Di Adobe, Ocean Beach e il “pacco” all’Americana

L’inizio della fiera si avvicina, ma nel frattempo sono stati due giorni piuttosto pieni e intensi, in giro a fare foto e la sera per locali, con diversi aneddoti da raccontare e Kilometri macinati a piedi, tra parchi e scogliere soprattutto.

Avere la fortuna di avere amici che vivono in città permette di goderti anche la vita notturna non turistica, nel particolare grazie a Krish, ingegnere Indiano conosciuto da Antonio qualche tempo fa in Spagna (eh si, gli straordinari accadimenti di quando si viaggia) siamo andati a cena in un ristorante di cucina mista Indiana dove si mangiava davvero bene, e poi in diversi locali dove abbiamo potuto vivere l’atmosfera più genuina di San Francisco e divertirci fino al mattino, ben oltre le 2 di notte che rappresenta l’orario di chiusura della maggior parte dei locali Californiani.

Nel girare diurno invece siamo capitati, per caso, dinnanzi alla sede di Adobe e, altrettanto per caso, in quel momento ritornava da un caffè un ragazzo Italiano che lavorava lì, e con il quale abbiamo scambiato due chiacchiere al riguardo. Ci ha spiegato che questa era la sede di Macromedia, e che quindi questo distaccamento si occupa proprio del flash. I dipendenti sono ben 1200, lavorano in un ambiente Open Space e ci sono 3 Italiani: oltre a lui di Roma e che si trova qui da 12 anni ci sono infatti un Napoletano e un Perugino.

La sede di Adobe Flash (ex Macromedia)

Altre mete sono state South Beach, dove c’è anche lo stadio di baseball dei San Francisco Giants e ci sono tante piccole case sul mare che fanno panini e birra in pieno stile Americano, Ocean Beach, splendida da guardare e fotografare ma un po’ decadente nella cura generale, e il Golden Gate Park, parco davvero gigante con diversi giardini in stile all’interno, e meta preferita per chi fa sport oppure vuole semplicemente rilassarsi.

Howard Mays J. Barry Bonde Recordman AT&T Stadium

L’ultima cosa che volevo raccontare, assolutamente la più divertente, è relativa alla versione Americana del “pacco” nostrano o se vogliamo anche del gioco delle tre campane: come detto in un precedente post sono alla ricerca di una reflex per cominciare, e quindi nel pomeriggio di Venerdì abbiamo dedicato un’oretta abbondante a girare una serie di negozi di fotografia nei pressi del Pier 39. Avevamo bene in mente il modello tra due Canon, modelli 450D e 500D. Benissimo, queste due fotocamere rappresentano il perfetto specchietto per le allodole e per propinarti modelli differenti e più costosi, nonché oggetti praticamente inutili.
Scenario numero 1, chiediamo il costo del modello della prima, ed è nettamente più basso di quello Europeo ma anche di Amazon Americano, a questo punto arriva l’espertone della situazione, che cerca di affibiarci tutto il tempo una Nikon dal costo triplo, facendo delle foto comparative dove chiaramente nella Canon utilizzava settaggi di base, mentre in quella più costosa i vari filtri per migliorare l’immagine. Ogni due per tre diceva “My friend”, faceva un prezzo più basso o cercava di propinarci una lente dal costo di listino, a suo modo di dire, pari a 1700 dollari, con una serie di scontistiche successive che l’hanno portata fino a 199 dollari (:D), e perfino a mostrarci recensioni improbabili di utenti e una presunta lettera ricevuta da un acquirente britannico che lo ringraziava per avergli consigliato la lente. E poi ancora spacciando una lente stabilizzata come in grado di fare foto perfette anche con movimenti estremi, e quindi scattando la foto dimostrativa chiaramente quando aveva finito il movimento, proprio a prenderci per il sedere più estremo. Dulcis in fundo, e dopo essere stato abbastanza divertito dal tutto, ho confermato la Canon 450D che aveva un prezzo molto interessante, con il venditore visibilmente infastidito dal non essere riuscito a vendere quello che voleva. Accade che il tipo fa finta di non averla in negozio, chiama qualcuno e gli dicono al telefono che attualmente non è disponibile, e di riprovare la fine della settimana prossima :D

Scenario 2, altro negozio, stessa modalità, prima cercano di venderci lenti e macchine completamente fuori budget, poi accettano la mia controfferta per il modello superiore di Canon, con tanto di SD inclusa. Si va per concludere, anche qui chiamata al magazzino o presunto tale e mancanza di disponibilità, va ordinata e non può darmi quella in esposizione :D

Spazio alle altre foto adesso!

Frutta troppo perfetta Pier 27 Ocean Beach (2) Cliff House (2) Cliff House (4) Cliff House (6)

San Francisco à nouveau

Per il terzo anno consecutivo sono tornato con estremo piacere nella bella San Francisco, una delle città Americane che apprezzo di più per conformazione e per l’approccio delle persone al quotidiano. La motivazione principale è la GDC 10, fiera dedicata allo sviluppo di videogiochi che si tiene al Moscone Center, ma ne ho approfittato anche con il mio amico/collega Antonio per fare qualche giorno di ferie e incontrare gli amici d’oltreoceano Vlad e Joe.

Il viaggio fatto con Alitalia fino a Parigi e poi Air France è stato più che tranquillo, nonostante qualche controllo di troppo e l’ondata di paura che costantemente tiene in allerta gli ufficiali Americani verso tutti i visitatori degli Stati Uniti. Giustificabile anche se vogliamo, ma come al solito sono i mezzi ad essere secondo me poco efficaci o talvolta ridondanti, che tra le altre cose spesso e volentieri creano disagi solo ai passeggeri “normali”. Fino a quando poi mi chiederanno sul visto di ingresso se trasporto frutta o se sono un terrorista, non potrò esimermi da prendere il tutto con estrema goliardia :D

Ho visto fare anche l’apparizione di diversi Body Scanner in vari punti degli aeroporti visitati, attualmente però il loro utilizzo è facoltativo, probabilmente per testare l’effettiva bontà di questo sistema e perché come fatto intendere dalla corte britannica, potrebbero andare a ledere diversi diritti dei passeggeri stessi.

La città invece per certi versi riflette un po’ la situazione di crisi e stallo attuale, ho notato infatti, rispetto allo scorso anno, diversi negozi in via di chiusura o completamente spariti, ma quando abbiamo preso il cable bus, lo storico tram aperto ai lati che permette di andare su e giù per la città, mi ha rincuorato vedere che la condizione e l’attitudine delle persone è sempre positiva.

Per il resto abbiamo fatto un po’ di giri vicino porto e al Pier 39, consumato il primo (e si spera ultimo, suggerisce lo stomaco) mega panino da Johnny Rocket e fatto giri per negozi di fotografia, sto pensando di passare allo step successivo e prendere una reflex, campo dove il mio amico Antonio si è già avventurato da un po’ con ottimi risultati anche in notturna.

Spazio a qualche foto iniziale, compresa la vista dall’albergo, il quarantesimo piano dell’Hilton vicino Union Square:

Vista diurna dall'hotel Fisherman Wharf Vicino al Pier 39 Vista notturna dall'Hotel